Area 51
Oren Peli
mockumentary, sci-fi horror
Reid Warner, Darrin Bragg, Ben Rovner, Jelena Nik
2015
91'
USA
Dopo il caso di The Green Inferno, la cui distribuzione è rimasta bloccata per circa due anni dopo la sua realizzazione e che solo poche settimane fa ha goduto finalmente dell’uscita nei cinema mondiali, ci occupiamo stavolta di Area 51, il nuovo progetto di Oren Peli. Il nome non sarà sconosciuto a molti di voi: si tratta infatti della mente dietro il fenomeno Paranormal Activity, film che ha fatto parlare tanto di sé e che ha creato stuoli di seguiti e di epigoni. Il regista israeliano giunge così alla sua seconda regia, dopo diversi anni trascorsi nelle vesti di produttore: infatti, oltre ai vari seguiti del suo fortunato debutto cinematografico, lo abbiamo ritrovato nel corso degli ultimi anni a produrre titoli come Insidious, Chernobyl Diaries – La Mutazione e Le Streghe Di Salem. Non proprio robetta, insomma.
La vicenda dietro questo film è curiosa, perché il grosso delle riprese fu completato nell’inverno del 2009. Da allora, tra riscrittura, alcune scene girate ex-novo e qualche titillamento post-produttivo, son passati anni senza avere più notizie del progetto. C’è voluta la primavera del 2015 per avere news su quello che pareva ormai un progetto accantonato, e che invece è uscito sulle varie piattaforme americane di Video On Demand e, per un unico weekend, in alcune sale cinematografiche, sempre solo negli Stati Uniti.
Togliamoci immediatamente il pensiero: il film fa schifo. Non è un caso se nessun distributore ha voluto investirci denaro per portarlo al cinema e non c’è, almeno al momento, interesse da parte del resto del mondo ad affrontare i costi di localizzazione e di distribuzione. Il motivo è semplice: Peli prova la stessa, identica formula del suo debutto Paranormal Activity, con attori dilettanti che hanno nel film i loro nomi reali e che si dimostrano totalmente inetti. Con la scusa del finto documentario, inoltre, il regista israeliano ci dà una dimostrazione di quanto sia anche tecnicamente limitato. Se infatti nel suo debutto le telecamere statiche di sorveglianza limitavano i movimenti, qui ci troviamo di fronte a un film on the road che non può proprio fare a meno di regalare tutti i classici rollii e inquadrature nervose che ormai non regalano più la sensazione del filmato autentico, quanto la nausea.
Parliamo della trama: dei ragazzi – non dei teenager, questi sono grandicelli ma ugualmente dei gran cazzoni – guidati dai deliri di Reid decidono di imbarcarsi in un viaggio che li porterà dritti dritti nell’area 51, la base militare americana più discussa dell’ultimo secolo, o giù di lì, a causa delle varie teorie del complotto legate a presunti contatti con gli extraterrestri. E’ la base dove gli ufologi ritengono siano stati portati i resti del disco volante precipitato nei pressi di Roswell nel 1947, assieme al suo contenuto, alieni compresi. Fatto sta che, illazioni a parte, si tratta realmente di un’area militare dove si svolgono attività segrete e che si trova ben incastrata nel deserto del Nevada, protetta dalle montagne che la cingono.
Non so decidere quale sia la cosa più aberrante del film: i dialoghi sono pessimi ma in linea con tanti prodotti analoghi, quindi a giocarsi il gradino più alto del podio sono probabilmente due aspetti ben precisi. Il primo è il fatto che il loro piano – in realtà inesistente, il piano è “dai ragazzi, andiamo a vedere cosa c’è nell’area 51” – va in porto e il manipolo di decerebrati si ritrova davvero a scorrazzare dentro la base militare senza il benchè minimo problema! Roba che generazioni di russi, se mai vedranno il film, si suicideranno o si sganasceranno dalle risate. Il secondo aspetto che rende Area 51 un film da evitare come poche altre cose al mondo è ciò che alla fine i ragazzi trovano all’interno della base: tra uffici e corridoi totalmente deserti, qualche provetta a caso e qualche esperimento anti-gravità, si imbatteranno in una specie di caverna contenente dei bozzi che sembrano bare o letti per alieni, e sono proprio quello. La ridicola chiosa finale corona degnamente un film pessimo per realizzazione, recitazione, contenuto ed intenti.







Totalmente d’accordo, una porcheria inenarrabile.