Apocalisse Z
Apocalipsis Z
Manel Loureiro
zombi
Nord
413
2008
Spagna
Questo titolo ha preso a ronzarmi intorno oltre un anno fa, quando mi capitava spesso e volentieri di vederlo ai primi posti di vendite su Amazon e mi spuntava frequentemente tra i suggerimenti. Sembrava disporre di un discreto stuolo di fan ma sono passato oltre. Fino a qualche giorno fa, quando indeciso su cosa leggere, decisi di gettarmi sulla preda famelico. E con altrettanta voracità sono arrivato in fondo al libro, divorato quasi tutto nei tragitti in metro per andare e tornare da lavoro. Ma bando alle ciance, entriamo nel vivo e vediamo di cosa parla il libro.
L’inizio è una bomba: attraverso i post di un blog di un avvocato galiziano di trent’anni, che parla per lo più di affari propri, veniamo a conoscenza di qualche disordine che sta avvenendo nel Daghestan, una piccola repubblica russa. Le notizie non sono chiare ma è evidente che la cosa assuma giorno dopo giorno dimensioni sempre più preoccupanti, allargandosi a macchia d’olio. Le comunicazioni diventano sempre più rade, il governo russo impone la legge marziale e tutto è avvolto nel mistero. Diventa presto evidente che non si trattasse di una rivolta o di un attentato, ma di qualcosa di molto più grave: un’epidemia che uccide le persone e fa sì che tornino in vita affamate di carne umana.
La classica storia sugli zombi, mi direte. Niente di più vero. Tutti i caratteri classici del genere sono rispettati e l’originalità della trama è nulla. Eppure vivere le prime, lontane notizie col protagonista, seguire attraverso i suoi post – successivamente dal suo diario, quando la rete smetterà di esistere – l’avanzare del morbo e con esso del panico, l’ansia, lo smarrimento e il terrore più puro, è un’esperienza talmente intensa che l’intera prima parte è da cardiopalma costante. Impossibile resisterle e impossibile non immedesimarsi in maniera assoluta. Spesso, guardando i film sugli zombi, non si ha la reale percezione di ciò che causerebbe un evento del genere nella realtà: il gran merito di Manel Loureiro è proprio quello di costruire un mondo autentico attraverso un personaggio che, come noi, è all’oscuro della verità su ciò che accade e si rintana nella sua casa in attesa di capirci qualcosa di più, quando fuori già si è scatenato il panico.
I Punti Sicuri, istituiti in tutte le principali città dalle forze dell’ordine, dovrebbero servire a raccogliere la gente e proteggerla, ma presto saranno sopraffatti. L’avvocato è solo e scoprirà pian piano la natura della minaccia che sta distruggendo il mondo così come lui lo conosceva, per poi intraprendere un avventuroso viaggio alla ricerca della salvezza e della speranza. Il suo sarà un viaggio rocambolesco e costellato di tanti avvenimenti, facendo in modo che per tutta la durata del romanzo non ci sia praticamente nessun calo di tensione. Gli unici sono presenti nelle battute finali, quando tra l’altro a perdere di credibilità è la natura stessa della narrazione tramite diario, per via di capitoli troppo lunghi – quello nell’ospedale è infinito – e farciti di troppi dettagli considerando quando e come quegli appunti venivano presi dall’avvocato.
Loureiro, qui al suo debutto, ha avuto un’idea fenomenale: lanciare un blog autentico dove raccogliere i post che sono successivamente andati a costituire la prima parte del romanzo. Il successo del blog ha fatto sì che continuasse a credere sempre di più nel progetto, che ha infine assunto la forma di una trilogia sull’epidemia zombi. Il romanzo in realtà non finisce, in quanto ci troviamo nel bel mezzo di avvenimenti importanti e ben lontani da una conclusione quando si giunge al termine della lettura. Ma dei capitoli seguenti ci occuperemo a tempo debito: quel che c’è da fare adesso è consigliare la lettura di Apocalisse Z perché è un romanzo teso, avvincente, avventuroso e pieno di ottimi momenti – tutta la prima parte, la lunga sequenza marittima – con pochi, pochissimi personaggi ma tutti validi comprimari. E soprattutto, ha il merito di costruire con forza l’ansia e il terrore generato da un evento catastrofico e di portata planetaria come la suddetta epidemia. Soffre di alcuni difetti, riscontrabili nei momenti di stanca che si riscontrano nelle fasi finali, prive del mordente di tutto il resto della trama, e in alcune ripetizioni nel corso del libro (mi viene subito in mente il “paesaggio dantesco”, che ricorre in almeno quattro o cinque occasioni), ma è una lettura godibilissima da godersi tutto d’un fiato.
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