Braindead
Peter Jackson
grottesco, zombi, splatter
Timothy Balme, Elizabeth Moody, Diane Penalver, Jed Brophy
1992
104'
Nuova Zelanda
Quando scrissi la mia prima opinione all’interno di questo sito, esordii parlando di quei film che cambiarono la mia “vita cinefila” quando ero ragazzino, e che rimarranno per sempre nel mio viscido cuore di amante del cinema più sporco. Ebbene, in questa ennesima stesura delle mie considerazioni filmiche, affronterò uno di quei titoli, probabilmente non tanto sporco ma fottutamente divertente.
Era l’ormai lontano 1992 quando un giovane regista neozelandese di nome Peter Jackson, dopo avere esordito con il folle Fuori Di Testa e proseguito con il delirante e a tratti geniale Meet The Feebles, sfornò quello che all’epoca venne giustamente considerato come il film più splatter di tutti i tempi. Da qui nacque forse l’idea dei distributori italiani di affibbiargli l’insano ed umiliante titolo di Splatters – Gli Schizzacervelli? Questo rimane un mistero, come rimane un mistero la demente e demenziale direzione del doppiaggio della versione italiana, ma vi posso assicurare che almeno non verrà più menzionato in quel modo osceno all’interno di questo articolo.
Braindead, questo il titolo originale, mette in scena una storia semplice raccontata seguendo una struttura che ricorda certi fumetti “maledetti” della EC Comics che circolavano negli anni Cinquanta (periodo in cui tra l’altro sembrerebbe essere ambientato il film) il tutto condito da una forte dose di black humour, frattaglie e secchiate di sangue e il risultato è a dir poco sorprendente, considerando anche il budget medio-basso con cui è stato realizzato. Ma Jackson, che si è fatto le ossa nel cinema indipendente più povero, dà libero sfogo alla fantasia con il suo tipico stile frenetico del periodo, che all’epoca richiamava ancora molto quello di Sam Raimi, riempiendo la pellicola di riuscite trovate registiche.
La fotografia è calda e pulita e si sposa alla perfezione con lo stridente commento sonoro, contribuendo alla creazione di un atmosfera grottesca che calza a pennello con la recitazione sopra le righe del comparto attoriale. E che dire degli ottimi effetti speciali? Dalla stop motion del ratto-scimmia agli effetti prostetici più classici e sanguinari, c’è l’imbarazzo della scelta. Tutti gli elementi del film funzionano alla perfezione nell’insieme e rendono Braindead un prodotto godibilissimo e di ottima fattura, che si è meritatamente guadagnato la fama di cult istantaneo e che ha fatto sì che il nome di Peter Jackson arrivasse alle orecchie di Hollywood, aprendogli l’opportunità di poter fruire di produzioni più consistenti che lo porteranno, solo due anni più tardi, a vincere il Leone d’Argento a Venezia con Creature Del Cielo. Ma questa è un’altra storia.
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vorrei sapere il nome e vedere in faccia il tipo che ha cambiato il titolo del film.dobbiamo cercare.