Wrong Turn – Il Bosco Ha Fame
Wrong Turn
Rob Schmidt
grottesco, slasher, cannibali
Eliza Dushku, Desmond Harrington, Emmanuelle, Chriqui, Jeremy Sisto
2003
82'
USA, Germania
Ci sono film che non presentano alcun tipo di velleità autoriale, né hanno l’intento di risultare originali, o di fornire chissà che letture di aspetti della realtà. Ci sono film che per l’appunto sono film, puro e semplice intrattenimento, e non vogliono essere nulla di diverso. Wrong Turn – Il Bosco Ha Fame entra di diritto in questo ricco insieme di prodotti realizzati col semplice scopo di diverti uno specifico tipo di pubblico, e per diversi aspetti ci riesce.
La trama è esprimibile in due righe: un gruppo di sei ragazzi, per ragioni sufficientemente insulse e senza grosse spiegazioni, rimane bloccato lungo una strada che attraversa una fitta ed enorme distesa boschiva. I tentativi di trovare aiuto si riveleranno disastrosi, poiché l’unica casa, sporca e malmessa, che troveranno sarà quella abitata da tre deformi e spietati cannibali.
Tutto qui? Si, tutto qui. Rob Schmidt dirige con mano salda un film che riduce al minimo le digressioni, che azzera completamente le spiegazioni e che non fornisce il benché minimo approfondimento sui malvagi di turno, mostrati in tutta la loro stupidità, in un’immagine esteriore deforme e grottesca che diventa specchio della loro assoluta crudeltà, male puro, che si tramuta in tentativi di uccidere tutti quelli che passano per quella strada isolata, bloccandoli per mezzo di trappole e filo spinato piazzato lungo la via, e successivamente cacciandoli nel bosco con ogni mezzo. Alla fine li mangiano anche, ma a colpire è il divertimento che li anima, in un sadismo spietato che terrorizza ma che per fortuna viene fatto percepire come lontano proprio per via dell’estrema deformità dei tre folli.
Vagamente ispirato alla leggenda dello scozzese Sawney Bean, che era già stato “omaggiato” da Wes Craven col suo Le Colline Hanno Gli Occhi, Wrong Turn ha il pregio di avere un gran ritmo, di offrire una costante e palpitante tensione dovuta al tentativo di fuga dalla minaccia costante portata dai tre cannibali, che si rivelano essere, oltre che dotatissimi cacciatori dall’ottima mira, anche pressoché immortali, resistendo ad ogni sorta di attacco.
Il gruppo iniziale andrà via via sfaldandosi, facendo sì che il film possa essere considerato prevalentemente uno slasher, in cui l’aspetto cannibalico è in realtà secondario e serve solo per giustificare la spinta omicida di quelli che parrebbero essere fratelli, probabile frutto di incesti, e che non sono nemmeno in grado di comunicare se non mediante versi. Dinamico e movimentato, come si diceva nell’introduzione centra l’obiettivo di divertire e di offrire una visione leggera e ben realizzata. Nella sua semplicità, funziona benissimo. Per chi cerca originalità o prodotti pensanti, allora è meglio rivolgersi altrove, perché qui di quegli elementi non c’è la benché minima traccia.







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