Circle Of Eight
Stephen Cragg
b-movie, fantasmi, mistero
Austin Highsmith, Ryan Doom, John Bishop, DJ Qualls
2009
81'
USA
Prima di realizzare un film, specie considerando che si tratta di un impegno economico e umano, bisognerebbe porsi qualche domanda in più: in primis, partire dal soggetto, rendersi conto se si ha per le mani un qualcosa di potenzialmente interessante da proporre allo studio di produzione e in seguito al pubblico. Una volta superata quella fase, giunti quindi ai preparativi ed alla realizzazione in sé, alla luce del budget e delle proprie capacità, bisognerebbe provare a tirar fuori un prodotto il più possibile efficace, credibile e professionale. Nel caso di questo Circle Of Eight nessun aspetto tra quelli citati è stato ben indirizzato, e la cosa che sorprende è che si siano spesi soldi per importarlo e doppiarlo in italiano, quando ancora ci son fior di film di valore degli ultimi anni mai usciti nello Stivale nemmeno in home video.
Superato lo scoglio di iniziare l’articolo, proviamo ad immergerci nelle atmosfere di Circle Of Eight. Jessica arriva da un paesino di campagna e si trasferisce a vivere da sola in un appartamento a Los Angeles. Il tempo di arrivare al residence Dante e tutto suona losco e misterioso: il modo in cui il portinaio e gli altri inquilini si comportano, le cose che dicono, destano non pochi dubbi, in quanto non solo parrebbero conoscerla, ma ogni frase è sibillina e sembra voler sottintendere qualcosa. Da sottolineare, inoltre, l’invadenza di tutti gli altri personaggi del Dante, che si infilano nell’appartamento di Jessica senza nemmeno bussare.
La sola regola del residence è di non entrare mai, in nessun caso, nell’archivio. Intorno a quella stanza viene quindi creato un mistero che in verità non verrà mai risolto più di tanto. Comunque sia, Jessica inizia a trovare cadaveri per i corridoi ed in lavanderia, uno dopo l’altro. Nei meccanismi della narrazione, viene mantenuto il dubbio che la ragazza possa non essere sana di mente ed aver compiuto tutto lei, ma le reazioni ed i comportamenti di tutti gli altri personaggi coinvolti fanno propendere le conclusioni dello spettatore verso tutt’altra dimensione, che a dirla tutta si intuisce già intorno al minuto dieci e che, detto inter nos, è scontata e piuttosto telefonata.
Circle Of Eight è un autentico massacro di ciò che è il fare cinema: presenta una recitazione sotto la media, ambienti tristi e vuoti, una fotografia dilettantesca, uno script fiacchissimo e senza alcuna verve, incapace di creare pathos o empatia, e senza spunti di riflessione, senza scintille di inventiva, nemmeno nel finale che vorrebbe spiegare quello che ormai lo spettatore ha capito da un’ora buona. Al di sopra di tutto questo marasma di aspetti negativi, però, a spiccare sono i dialoghi, di una pochezza disarmante e che suscitano vero e proprio nervosismo nel loro essere banali e stucchevoli. Suonano terribilmente falsi e lontani da qualsiasi dialogo che potrebbe avvenire nella realtà. Insomma, un disastro.
Disastro nel quale non si salva nulla, ma dal quale proviamo ad estrapolare qualcosa lo stesso. Il concetto alla base del film è quello di una sorta di circolo perpetuo, un meccanismo che porta a rivivere sempre gli stessi eventi per riparare ai propri errori, fin quando non si cambieranno le proprie scelte e si porrà fine al loop infinito. Tutte le letture del mondo, comunque, non sono in grado di dare appigli al film, che è e rimane di infima qualità e con una realizzazione del tutto insoddisfacente.
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