Zombeavers
Jordan Rubin
b-movie, contagio, animali assassini
Rachel Melvin, Cortney Palm, Lexi Atkins, Hutch Dano
2014
77'
US
Paradossalmente, è spesso più difficile parlare di un film come Zombeavers piuttosto che di Shining. Infatti, mentre nel secondo caso si sa di avere a che fare con un film ricco di sfaccettature, curiosità e simboli più o meno nascosti, nel primo caso non si riesce ad avere la chiara percezione delle reali intenzioni. E’ ovvio che il metro di giudizio sia totalmente diverso, ma è anche vero che un conto è sapere di aver visto un divertissement sul genere volontario e con volute esasperazioni e cadute nel grottesco, un altro è sapere che in realtà alle spalle c’era un progetto serio o si credeva di realizzare un autentico film horror.
Nel caso specifico, tutto va nella direzione sperata: è un b-movie volontario e non vuole essere niente di diverso. Non vuole terrorizzare, non vuole prendersi sul serio e gioca tutto il tempo – breve – con i cliché, non regalando mai alcun tipo di guizzo o di inventiva ma relegando il tutto a puro e semplice intrattenimento che, qua e là, riesce pure a divertire, soprattutto in virtù del fatto che il gruppetto di protagonisti non si prende mai, ma proprio mai nemmeno lontanamente sul serio.
L’inizio del film è già esplicativo: due tizi in un pick-up trasportano barili di materiale radioattivo e nel mentre tengono una conversazione assolutamente pazzesca. Il loro comportamento ed il loro atteggiamento, oltre a strappare più di una risata, causerà però l’investimento di un cervo e la conseguente caduta di una delle taniche nel vicino laghetto. E indovinate? Si, proprio come temete: dalla tanica fuoriuscirà non si sa bene cosa e provocherà la trasformazione dei castori in temibili bestie zombi affamate di carne umana.
E già fin qui siamo nel territorio della follia, ma ancora dobbiamo entrare nel ricco campo dei cliché: un gruppetto di ragazze si reca presso una casetta in pieno nulla per trascorrere un weekend lontane dai propri rispettivi ragazzi, e chiaramente la casetta sperduta si trova proprio sulle rive del lago infestato dai castori zombi. E’ l’inizio della mattanza.
Da quel momento in poi, il film prosegue nella sua folle corsa senza tregua – e senza senso – deludendo purtroppo in maniera atroce nella realizzazione dei castori, troppo vistosamente finti e di una lentezza ed inutilità raramente viste. Il tutto, poi, crolla miseramente quando si scopre che chi viene morso o graffiato dalle bestiacce infernali si tramuta mica in un banale zombi, ma in un uomo-zombi-castoro! Quello, in base alla vostra sensibilità a certe pellicole di genere, sarà il momento più alto o più basso del film, che poi prosegue senza particolari scossoni fino alla propria naturale conclusione.
Parlando di meri fattori produttivi, Zombeavers non è malaccio: ovvio, va ben incasellato nel suo ambito, che è quello di puro quanto grottesco b-movie che muove da un’idea squinternata e, consapevole di ciò, si sviluppa in modo da non prendersi mai seriamente, ma anzi ironizzando su sé stesso. Il budget ridotto – e vorrei ben vedere – non ha consentito una realizzazione tecnica molto convincente delle creature, ed è un peccato perché magari potevano risultare un tantino più credibili e, soprattutto, più mobili, dato che sembrano dei pupazzi piantati a terra. Parliamoci fuori dai denti, un film del genere non può essere consigliato e sarà visto da qualcuno di voi solo ed esclusivamente per la follia dell’idea e per vedere quanto possa far schifo, al più per farsi una risata. In quell’ottica, qualcosa di buono potreste pure trovarcela.
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