Zombie Fight Club
Shi Cheng
Joe Chien
zombi, splatter, contagio
Andy On, Jessica Cambensy, Michael Wong, Terence Yin
2014
95'
Taiwan
Il mondo è sprofondato nel caos e nel terrore. Gli zombi sono ovunque. Ma come si è originata l’Apocalisse? Tutto sembra essere partito da un complesso residenziale nel centro della città… Non è tutto oro quello che luccica. E in questo caso non lo è il cinema orientale, che negli ultimi anni ci ha regalato chicche come Train To Busan (2016) e The Wailing (2016). Ma andiamo con ordine.
Zombie Fight Club si divide in due parti ben distinte. La prima riguarda lo scoppio dell’epidemia zombie. Girata quasi interamente all’interno di un palazzone in cui si incrociano una pletora di personaggi, è presa pari pari da The Raid (2011, di Gareth Evans) che richiama spudoratamente tramite la costruzione della storia, le scene di azione infarcite di arti marziali, gli stessi vestiti dei poliziotti, per non parlare della fotografia cupa virata al grigio. Un lavoro di copia e incolla che, se inizialmente risulta un omaggio, man mano diviene plagio bello e buono.
Poco importa aver la possibilità di variare poggiandosi su una base solidissima e utilizzando attori fisicamente dotati sia dal punto di vista marziale che da quello della pura avvenenza (Jessica Cambensy è una visione ) se poi si prende il tutto e lo si butta bellamente nel cesso con errori di montaggio grossolani e ripetuti (va bene la frenesia degli avvenimenti ma saltare da un personaggio all’altro senza soluzione di continuità o passare da una scena a una successiva troncando di netto la narrazione fa venire il mal di testa) o con effetti digitali pacchianissimi e superflui (il sangue pixelloso no, dai…) che irritano non poco.
Se il look degli zombi/infetti è ben fatto e molto vario perché inserire un paio di situazioni appena abbozzate di mutazione corporea fine a sé stessa? E il fuoco che neanche il Commodore 64? La seconda parte dura una mezz’ora e ci presenta il mondo post-apocalisse. Che è uguale a The Walking Dead fumetto (tutta la parte del Governatore). Migliore per quanto riguarda la fluidità degli avvenimenti ma assolutamente prevedibile con inserti di scene da sexploitation carcerario (ma senza mostrare troppo).
Due anime distinte uniformate da un senso di tragedia e pessimismo opprimente che poteva essere un’arma vincente se fosse stata affiancata da almeno una idea originale o anche solo reinventata e adattata in modo personale. Invece è tutto troppo copiato per poterci passare sopra.
Quindi un film bocciato? No, non in toto. Gli aspetti positivi se non si conoscono i modelli plagiati ci sono e comunque la confezione può essere considerata positivamente. La regia è troppo frenetica e confusionaria, ma la fotografia e le location sono ottimamente valorizzate, così come il comparto attoriale che ben svolge il proprio lavoro. Non si distingue, però, in nessun aspetto particolare risultando alla fine un prodotto finto e furbo che nulla ha da aggiungere al genere zombie.
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