Open Grave
Gonzalo López-Gallego
mistero, contagio
Sharlto Copley, Joseph Morgan, Thomas Kretschmann, Erin Richards
2013
103'
USA
In molti casi, lo spunto iniziale è l’elemento più debole di una storia. Può esserlo per via della su banalità, della sua scarsa originalità, del poco interesse che è in grado di generare in chi legge/guarda. Nonostante ciò, uno sviluppo narrativo intelligente e ben strutturato può trasformare un’idea così così in qualcosa di meritevole e, talvolta, addirittura grandioso. Questo non vale minimamente per Open Grave, che ha invece il poco encomiabile pregio di sprecare una partenza fulminea ed intrigante.
Un uomo si sveglia di soprassalto. E’ dolorante, in preda a spasmi, non capisce dove si trova né perché è lì. Osservandosi intorno si avvede di essere all’interno di una fossa scavata nel terreno e ricolma di cadaveri. Incapace di comprendere cosa gli sia accaduto, riceve un inatteso aiuto d parte di una donna asiatica, che cala una corda per permettergli di uscire dalla fossa. Dopo aver girovagato in un bosco, giunge nei pressi di una baita dove trova altre persone, tutte accomunate dal non ricordare chi sono e perché si trovano lì. Inizia la fase dei sospetti, dei dubbi e della paura.
L’inizio del film funziona. Il meccanismo è classico: il protagonista ha perso la memoria, non sa chi è, non sa dove si trova, non sa cosa sia successo, non sa chi sono le altre persone e ne dubita. Ciò non consente allo spettatore di avere punti di riferimento, e viene portato fuori dalla zona di comfort in quanto non è in grado di incasellare i personaggi nei classici ruoli di buoni e cattivi. L’atmosfera è tesa e il mistero incombente, e si miscela ad ulteriori ottimi elementi, come la presenza di presunti prigionieri, o forse pazienti, che sembrano in preda a un contagio che li rende incoscienti, violenti ed autolesionisti.
Gli elementi positivi, purtroppo, finiscono qui. Lo sviluppo di Open Grave è deludente, la sceneggiatura si snoda in maniera confusionaria, non cervellotica, perdendo ritmo e tensione in diversi passaggi. La recitazione non è all’altezza e i dialoghi sono in taluni passaggi addirittura imbarazzanti, dando vita a scambi che sarebbero da matita rossa in un corso di scrittura: una mistura di banalità, e di stupidità che finisce per innervosire lo spettatore meno paziente (e mi pongo tra questi) e meno propenso a perdonare errori così grossolani. La fase conclusiva risolleva nuovamente le sorti di un film che si stava inesorabilmente spegnendo, in un tripudio di azione e rivelazioni che, pur tentando invano di giocarsi la carta alla Memento, riescono comunque a dare una degna chiusura.
La sensazione dominante, al termina della visione di Open Grave, è che si tratti di un’occasione persa. Lo spunto era buono, la partenza sintetica e dritta al nocciolo, minimale, pienamente convincente e con un ottimo ritmo. Purtroppo, non appena entrano in scena gli altri personaggi, si scatenano le interazioni tra di essi che finiscono per sfociare in momenti quasi ridicoli per banalità e scarsa credibilità. I ricordi affiorano pian piano per tutti, il clima di tensione e di sospetto che li attanaglia è palpabile e credibile, ma le loro reazioni rispetto ai propri stessi ricordi e a ciò che intercorre tra loro non sono convincenti, finendo per affossare la qualità media del film. Una sufficienza stiracchiata la merita, e una visione non mi sentirei di sconsigliarla, ma si poteva e si doveva fare qualcosa di più.






Quoto tutto.
Di tanto in tanto siamo d’accordo, allora! 😉
😉