Honeymoon
Leigh Janiak
soprannaturale, body horror
Rose Leslie, Harry Treadaway, Ben Huber, Hanna Brown
2014
87'
USA
A distanza di un annetto o giù di lì, mi ritrovo a parlarvi di un film diretto da una donna, qui al debutto. Si tratta di Leigh Janiak e, proprio come aveva già fatto la sua collega Jennifer Kent con il mio adorato Babadook, riesce a dimostrare come le donne dietro alla macchina da presa, quando si cimentano coi film horror, sono capaci di tirar fuori la parte più emotiva e interiore dei personaggi, donando una nuova veste a situazioni magari anche già viste, o che non brillano per originalità.
Honeymoon si presenta con una coppia di attori giovane e capace, provenienti dal mondo delle serie tv: Rose Leslie è stata Ygritte nel fortunatissimo Trono Di Spade, mentre Harry Treadaway è tra i protagonisti del bellissimo Penny Dreadful (se non ne avete ancora sentito parlare, iniziate da qui). I due si prendono sulle spalle l’intero film, dal momento che sono gli unici due personaggi in quello che è il classico prodotto con singolo setting e cast ridotto al lumicino.
Come il titolo del film lascia intendere, Bea e Paul sono neo-sposini e si recano presso il cottage montano della famiglia di lei per trascorrere la luna di miele. Il posto è isolato e molto tranquillo, in mezzo ai boschi e nei pressi di un lago. La coppia è debordante di felicità e di voglia di saltarsi addosso in ogni momento utile: lei è allegra, gioiosa e vitale, lui pieno di accortezze e di premure. Sono innamoratissimi e stanno vivendo il loro sogno. Il percorso di vita insieme sembra iniziare nel migliore dei modi, ma le cose sono destinate a cambiare tragicamente.
La narrazione procede in maniera parallela: da una parte, assistiamo a quello che sembra il gioco degli incastri di una coppia ancora non rodata, che inizia a scoprire vari aspetti dell’altro, più o meno piacevoli, e che si rende conto che su alcuni aspetti le idee e le aspettative sono diverse; dall’altra parte, avvengono un paio di episodi inspiegabili che danno il via alla mutazione di Bea. Il primo segno è una luce che nel corso della notte, attraverso la finestra, passa sul suo viso; il secondo avviene quando la ragazza si reca nel bosco da sonnambula. La ritroverà Paul, completamente nuda e in stato confusionale, e da quel momento in poi la trasformazione sarà costante.
Essa si manifesta attraverso un’apparente incapacità funzionale – non riesce più a preparare i toast, o a fare un caffè – e prosegue con un graduale ma costante annebbiamento dei ricordi, che la porta a dover scrivere su un quaderno il suo nome, il nome del marito, chi è lui per lei, ed altre informazioni basilari. Inoltre, subentra anche il rifiuto sessuale, che incide ulteriormente sui problemi della coppia. Ovviamente, lo spettatore capisce ben prima di Paul che a Bea è accaduto qualcosa di indefinito – e che tale rimarrà – mentre la presa di coscienza del ragazzo richiederà molto più tempo. In un crescendo lento ma costante, costruito con saggezza e delicatezza, si arriverà ad un finale che invece deborda e sfocia nel Cronenberg-iano.
La mutazione di Bea è interiore, e solo nel finale diventerà anche esteriore. Il deterioramente della persona e del corpo viaggia di pari passo col deterioramento della coppia. In alcuni momenti lo spettatore potrebbe chiedersi se in realtà lo svitato non sia Paul, ma Honeymoon non cerca il twist, non cerca la sorpresa ad ogni costo, ma si accontenta di una buona narrazione, sostenuta da una recitazione di ottimo livello. La fase iniziale è romantica e porta inevitabilmente ad affezionarsi ai due protagonisti, cosa che rende più duro il doversi confrontare con la loro disgregazione. Il film affonda le sue radici in un tema classico ma di sempre sicuro effetto: il timore che la persona che dorme al nostro fianco non sia chi crediamo che sia. Col tocco femminile della Janiak, il risultato finale è positivo e meritevole di una visione. Sapete cosa aspettarvi: non ci sono colpi di scena, non ci sono spiegazioni sulle cause del cambiamento di Bea, non ci sono neanche troppi avvenimenti. Consci di ciò, accostatevi a questo film sevri da pregiudizi e godetevi un prodotto di buon livello e con una intensità umana notevole.







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