The Human Centipede 3 (Final Sequence)
Tom Six
torture porn, exploitation, body horror
Dieter Laser, Laurence R. Harvey, Bree Olson, Tom Six
2015
103'
Paesi Bassi
Di The Human Centipede, nel corso degli ultimi anni, se n’è parlato tanto nelle cerchie degli appassionati di horror e soprattutto dei film graficamente estremi. Nel caso della saga ideata da Tom Six si univa oltretutto anche un concetto in sé estremo, per quanto fine a sé stesso: quello di unire degli esseri umani, cucendo insieme ano e bocca, in modo da renderli un unico organismo vivente, alimentato attraverso le feci. Concetto disgustoso, vomitevole e, come detto, inutile, ma che ha fatto a suo modo la fortuna del primo film. Il secondo, in bianco e nero e con un altro protagonista, ossessionato proprio dal primo film di Tom Six, aveva ancora in sé i germi di un’idea funzionante, spingendo più in là la messa in atto del piano ed esasperando il tutto nelle battute conclusive, dove la cifra del disgusto raggiungeva picchi non da ridere, e soprattutto non adatti a tutti.
Ahimé, rileggendo quanto scrissi ai tempi di The Human Centipede 2 (Full Sequence), mi sono reso conto di come la direzione intrapresa lasciasse intravedere in maniera fin troppo chiara e palese dove l’ideatore della saga volesse andare a parare. Riporto le frasi incriminate: “…la speranza è che il terzo capitolo della trilogia non rappresenti un tentativo di spingersi ancora oltre sulla cifra estetica del disgusto, perché si perderebbe la natura malata del concetto stesso della storia a favore di una rappresentazione grafica e sonora esasperata”. Come volevasi dimostrare, col capitolo conclusivo Tom Six cerca di spingere la propria creatura verso l’estremo assoluto, sia in termini numerici che di deviazioni mostrate sullo schermo, ma come vedremo fallisce e manca di molto il bersaglio, rendendo l’ultimo film un miscuglio di angherie e deviazioni fini a sé stesse.
Ambientato all’interno di una prigione americana, Final Sequence ha come protagonisti gli stessi attori che avevamo già visto all’opera nei panni del folle medico del primo capitolo ed in quello del deviato protagonista del secondo. I personaggi sono nuovi, e lo spazio maggiore è dato a Dieter Laser, il capo della prigione: un uomo schizzato, violento, iracondo, insicuro, misogino e razzista che non fa che urlare dall’inizio del film ogni singola, dannata sillaba, rendendosi odioso ed insostenibile già dopo una decina di minuti. La prova di Laser è imbarazzante, ma il sospetto è che ci sia parecchio della mano di Tom Six nella sua recitazione monocorde e sopra le righe. Anche Laurence R. Harvey non si dimostra particolarmente migliore, nel ruolo del contabile sottomesso. Paradossalmente è Bree Olson, ex attrice hard, a lasciare una sensazione più dignitosa, nel ruolo di un’ochetta costretta a soddisfare sessualmente il proprio capo. A tal proposito, Tom Six parrebbe affetto da una certa misoginia considerando battute e comportamenti dei suoi personaggi.
Nella prigione in cui è ambientato il film, le cose vanno male. Ci sono frequenti rivolte e le spese mediche sono alle stelle: le risse sono all’ordine del giorno, così come le torture. E’ il contabile a proporre al proprio malatissimo capo – dedito ad ogni tipo di schifoso atto, tra cui ingollare clitoridi rinsecchiti di donne africane – la visione dei primi due film della saga di The Human Centipede, convinto che potrebbe essere un buon metodo per ridurre i costi della prigione (!!!). Per convincere il capo, invita proprio Tom Six che, nei panni di sé stesso, si presenta per confermare che quanto si vede nei suoi film è al 100% accurato dal punto di vista medico, parafrasando la tagline del primo film. In questo surreale scenario, il progetto viene messo realmente in atto, dando vita al millepiedi umano più gigantesco che si sia mai visto e con la folle idea che sarebbe diventato un modello per gli Stati Uniti d’America, che escono fortemente vituperati anche nella scena finale.
Senza volerci leggere troppi messaggi, la stragrande maggioranza dei quali non c’è, The Human Centipede 3 è un classico more of the same: prende gli elementi dei primi due, ricicla diverse idee, e il suo modo di portare avanti il brand è quello di mettere più persone nel millepiedi umano. Non accontentandosi, però, Tom Six infila nel film molta violenza, talvolta disgustosa, talvolta irriverente, talvolta volgare, talvolta gratuita. Il clima generale è surreale, in quanto manca di credibilità e coesione narrativa in ogni singolo passaggio. Non si può nemmeno definire un film malato – i primi due lo erano, il secondo forse più del primo – poiché la follia del capo della prigione è posticcia, esasperata, da fumetto. La recitazione è pesantemente sotto il par, con momenti che finiscono per diventare tragicomici. Gli obiettivi del film, sempre che esistessero, non vengono raggiunti, e non basta il millepiedi con centinaia di persone a rendere sensata una produzione che risulta essere priva di gusto e fastidiosa. Bocciatissima conclusione di una saga che continuerà a far discutere, ma che aveva le carte per chiudersi in una maniera più intelligente.







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