Starry Eyes
Kevin Kölsch, Dennis Widmyer
ossessione, body horror
Alexandra Essoe, Amanda Fuller, Noah Segan, Louis Dezseran
2014
96'
USA
Quando Kevin Kölsch e Dennis Widmyer completarono la stesura della sceneggiatura di quello che sarebbe diventato il qui presentato Starry Eyes, per tentare di mettere in atto il progetto di realizzare il film si appellarono a Kickstarter, piattaforma online per la raccolta di fondi. Il progetto piacque e, tra le donazioni degli utenti interessati a veder concretizzato il film e qualche contatto nato a seguito del tam-tam, è riuscito a vedere la luce, nella forma di un lungometraggio girato a Los Angeles in soli diciotto giorni, nel maggio del 2013.
Sarah è una ragazza con un grande sogno, quello di diventare un’attrice professionista e di sfondare nel mondo del cinema. Un sogno che a Los Angeles, la città della fabbrica dei sogni di Hollywood, hanno in tanti, inclusi tutti gli amici della ragazza. Lei, però, sembra quella più motivata, quella che ci mette qualcosa in più. Continua a partecipare a provini su provini, e nell’attesa che qualcuno le dia un’opportunità si mantiene lavorando come cameriera in un fast food. Risulta evidente come quel lavoro ed il contesto in cui si trova a vivere non rendano felice Sarah, che ha quell’inevitabile ingenuità di chi insegue un sogno difficile tralasciando talvolta la “vita vera” e le sue impellenze, ma allo stesso tempo si impegna e fa il possibile per raggiungerlo davvero, il suo obiettivo, non limitandosi a dire di volerlo raggiungere. Questo aspetto traccia una linea di separazione tra lei e i suoi amici, tutti aspiranti attori e registi che passano gran parte del loro tempo a parlare di ciò che vogliono o vorrebbero fare, ma senza mai concretizzare nulla.
L’opportunità che Sarah tanto ha atteso sembra giungere quando una casa di produzione un tempo molto famosa, la Astraeus Pictures, pubblica un bando per la scelta dell’attrice protagonista di un nuovo film horror. Il primo provino non sembra colpire particolarmente i due incaricati della produzione, che liquidano la ragazza freddamente. La sua reazione è quella di chiudersi in bagno e di sfogarsi urlando e strappandosi ciocche di capelli, aspetto che la caratterizza nei momenti di tensione. Viene notata dalla donna che l’aveva provinata, che decide di darle una nuova chance e di richiamarla per una seconda audizione. Sarah viene messa a disagio ma le sue motivazioni sono talmente forti da indurla a proseguire, fino all’incontro col produttore, un uomo anziano che le chiede di far sesso con lui. La giovane non riesce a spingersi fino a quel punto e scappa via, ma le parole del produttore, legate alla differenza tra chi fa e chi dice di voler fare, e una serata con gli amici di sempre, che alla luce di quella consapevolezza vede una volto di più come dei falliti, la convincono a piegarsi alle richieste della casa di produzione, e chiede di incontrare nuovamente il produttore.
Da quel momento, il film prende una piaga del tutto diversa. Quella che fino a quel momento era stata una storia di disagio, difficoltà, tensione, tutte emozioni che lo spettatore vive in virtù di ciò che Sarah prova e trasmette – ottima la prova di Alexandra Essoe, intensa ed emotiva – si trasforma in un body horror dalle sequenze sempre più disturbanti: a seguito del nuovo incontro col produttore, durante il quale la ragazza gli pratica sesso orale nel contesto di quello che sembra un rituale, con tanto di uomini incappucciati ed in maschera che li circondano, inizia una fase di trasformazione fisica e mentale della ragazza, che va incontro alla disgregazione del suo vecchio corpo attraverso la sofferenza e la perdita della sua umanità. Il tragico finale, che è ormai prevedibile, aprirà le porte al completamento della trasformazione.
Intensa metafora dell’ambizione umana, calata nel caso specifico nell’ambito della ricerca di un posto al sole nell’industria cinematografica, Starry Eyes è uno spaccato potente e significativo di come il percorso possa portare alla trasformazione delle persone, che passa attraverso un cambio di priorità e l’eliminazione della vecchia vita, sia come abitudini, sia come amicizie, che vengono rivalutate e passano in secondo piano. Non viene dato peso al come e perché avvenga il contagio di Sarah, e l’aspetto esoterico è accennato, quasi una scusa per mettere in atto il disegno degli sceneggiatori. Il film funziona bene, riesce a disturbare, in alcuni passaggi è un pugno allo stomaco ed anche in quelli apparentemente più quieti e meno densi riesce in realtà a tracciare il profilo psicologico della protagonista ed a rendere le sue azioni comprensibili.








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