The Vatican Tapes
Mark Neveldine
possessione demoniaca
Olivia Taylor Dudley, Michael Peña, Dougray Scott, Peter Andersson
2015
91'
USA
Sul tema della possessione demoniaca è stato detto molto, e un po’ in tutte le salse. Dal filone degli esorcismi a quello delle manifestazioni sempre più violente e spettacolari dell’entità malvagia, passando da tecniche registiche diverse e focus diversi: psicologico, legale, umano, religioso. Inserirsi in un contesto così affollato di pellicole non è così semplice, a meno di non avere una qualche storia autentica o uno spunto di reale interesse. Con The Vatican Tapes Mark Neveldine, il regista di Crank e di Ghost Rider, prova, con la storia scritta da Christopher Borrelli e da Michael C. Martin, a realizzare un prodotto che regali brividi e qualche valore aggiunto rispetto alla inflazionata tematica.
Angela Holmes convive col proprio fidanzato Pete che, per il giorno del compleanno della ragazza, organizza una festa a sorpresa alla quale partecipa anche il papà di lei, Roger. Mentre taglia la torta Angela si ferisce e, dal momento dell’ingresso in ospedale per curare la ferita, per lei tutto cambia per sempre. La manifestazione di un corvo che entra in un autobus sfondando il vetro del parabrezza e ferendola ulteriormente e un tentativo di provocare un incidente strappando il volante dalle mani dell’autista convincono Roger e Pete del fatto che la ragazza abbia bisogno di cure più profonde.
Il cappellano dell’ospedale entra in scena in maniera fortuita e inizia a interessarsi del caso, assistendo al tentativo della giovane di uccidere un neonato e al suicidio di un poliziotto che si uccide dopo aver parlato con lei. Le cure psichiatriche non portano a nulla se non a ulteriori incidenti e il passo successivo non può che essere un tentativo di esorcismo che, come da tradizione, occuperà l’ultimo terzo del film.
The Vatican Tapes, a dispetto del titolo, ha ben poco a che vedere con gli archivi vaticani e col Vaticano stesso. Non ci sono riferimenti a casi passati, se non nella rapida sequenza dei titoli di testa, e il coinvolgimento delle alte sfere è delegato a poche scene in cui un paio di alti prelati parlano e stanno davanti a moderni pc, sempre mostrati a inserire password. Il film verte invece sulla vicenda personale di Angela, provando a esplorare il suo contorno sociale ma non riuscendoci mai. Tutto sembra solo abbozzato e legnoso, dai personaggi alle loro reazioni, passando anche per le scelte tecniche del regista, che opta per diversi filmati delle camere di sicurezza che, all’atto pratico, non danno valore aggiunto.
Immerso in una totale monotonia che non viene rotta da nessun avvenimento realmente interessante o da un cambio di rotta deciso, il film vivacchia di cliché e solo nel finale trova una soluzione che regala una visione un po’ diversa, estendendo la minaccia e presentandola in una maniera piuttosto originale e profondamente religiosa e folkloristica. Non è, però, sufficiente a recuperare da una storyline che potrebbe essere buttata giù in tre minuti davanti a un caffè e che, complice anche l’inesistente profondità dei personaggi, non regala allo spettatore nessun momento di partecipazione emotiva. La cattiva recitazione, in uno scenario come quello appena descritto, diventa quasi un difetto perdonabile.




Come storia non sarebbe neppure male. Ma nemmeno come film alla fine di tutto non fa schifissimo. Il “problema” e’ il solito di questi cloni, paura ZERO. Ma totalmente nulla proprio. Mi chiedo se in fase di montaggio o di preview si rendano conto che stiano realizzando un horror che teoricamente dovrebbe fare quantomeno un MINIMO di paura. Comunque concordo, SCAFFALE.