Chernobyl Diaries – La Mutazione
Chernobyl Diaries
Brad Parker
creature, catastrofico
Jesse McCartney, Jonathan Sadowski, Devin Kelley, Olivia Dudley
2012
85'
USA
Il 26 aprile del 1986, all’1:23 circa di notte, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, Ucraina, esplose nel corso di un test di sicurezza, provocando la distruzione della struttura e un incendio. Ma soprattutto, inondando l’aria e i terreni circostanti di polveri radioattive. L’area nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, la cosiddetta area di esclusione, fu evacuata nei giorni a venire ed è ancora oggi sotto stretta sorveglianza. Rimarrà a rischio per i prossimi secoli. La città maggiormente colpita fu Pripjat’ (ПрипÑть, in ucraino), costruita nel 1970 per ospitare coloro che lavoravano presso la centrale nucleare e le loro famiglie. Nel 1986 contava circa cinquantamila abitanti, ma furono evacuati il giorno successivo al disastro. Ancora oggi la città è abbandonata, dopo essere stata preda per anni di sciacallaggio. In lontananza si erge la struttura del reattore numero 4 e del sarcofago che gli è stato costruito intorno al fine di contenere le radiazioni. Ma forse ancora di più, a caratterizzare Pripjat’ è la ruota panoramica che doveva essere inaugurata il primo maggio del 1986: per poche ore, la ruota è stata attiva per permettere ai bambini di svagarsi mentre la procedura di evacuazioni prendeva il via.
In uno scenario del genere, inquietante e post-apocalittico di suo, senza dover ricorrere ad artifici o ad arzigogolate e avventurose ipotesi, una vicenda dai tratti horror si cala a meraviglia. L’idea di partenza è di Oren Peli, il regista dietro il fenomeno Paranormal Activity, che inoltre produce il film e ne assegna la regia a Brad Parker, mago degli effetti speciali qui alla sua prima direzione. Un gruppetto di ragazzi americani, Chris con la fidanzata Natalie e la loro amica Amanda, sta compiendo un viaggio in giro per l’Europa e fa tappa a Kiev, dove vive Paul, il fratello di Chris. Quella che doveva essere solo una tappa in attesa di recarsi a Mosca, però, si trasforma in altro quando Paul propone ai ragazzi di recarsi a Pripjat’: è possibile visitare la città grazie a guide autorizzate, e lui ne ha trovata una, l’autoctono Yuri. Perciò, con un furgoncino malconcio e con l’aggiunta di un’altra coppia, il gruppetto parte alla volta della zona d’esclusione.
Il viaggio prosegue normalmente, così come la visita della città fantasma, inquietante e caratterizzata da un silenzio assordante. La natura ha ripreso in parte il sopravvento, ma a colpire è la devastazione degli interni, dovuta alle razzie avvenute nel corso degli anni. Gli abitanti non ebbero il tempo di portare le proprie cose, e questo rese appetibile per gli sciacalli la città, a dispetto del pericolo radioattivo e del fatto che gli oggetti erano tutti impregnati e quindi pericolosissimi. Comunque sia, nel corso del tour cittadino il gruppo si imbatte in un orso all’interno di un’abitazione, e in diverse mute di cani piuttosto aggressivi. Al termine della visita, di ritorno al furgone, Yuri si accorge che non parte più in quanto alcuni fili sono stati rosicchiati da qualche animale. La comunicazione è impossibile e quindi sono costretti a trascorrere lì la notte.
Al calare delle tenebre, però cominciano le prima manifestazioni di creature mutate, quasi sicuramente esseri umani che vivono lì. Parker lascia sempre tutto fuori dalla vista dello spettatore, o avvolge le creature nell’oscurità più totale per non mostrarle direttamente. Seguendo l’approccio “less is more” che tanta fortuna ha portato ad Oren Peli, riesce a generare un’atmosfera tesa e drammatica che dura per quasi tutta la pellicola. Col banale artificio del furgone che non parte riesce ad isolare i ragazzi nella città fantasma, con quello altrettanto abusato – ma qui ragionevole – dei telefoni che non prendono li taglia fuori dal mondo, e a quel punto il resto lo fa il setting assolutamente straniante. La ciliegina è la colonna sonora, fatta di fischi, rumori metallici e dissonanze.
Dall’alto tasso di drammaticità e con una tensione costante e solida, Chernobyl Diaries riesce a fuonzionare a dispetto di una trama in sé piuttosto banale e priva di sviluppi e colpi di scena. Girato quasi a mo’ di mockumentary per via della lunghezza delle sequenze e del dinamismo racchiuso nelle fughe, che sembrano per l’appunto girate da un diretto protagonista, fa uso della cifra stilistica più consona per una narrazione serrata e carica di pathos. Pripjat’ è il vero personaggio aggiunto, anzi, la città è la vera e propria protagonista della pellicola: ricostruita in maniera sbalorditiva e fedele in location serbe e ungheresi, emana un senso di isolamento pazzesco, apparendo come un luogo fuori dal tempo. Sembra cristallizzata nel 1986, in tutto e per tutto. L’escalation finale, con un disperato tentativo di fuga da parte dei superstiti che li porterà direttamente sotto il reattore, porta ad un finale complottistico un po’ banale. Tuttavia, perdersi per le silenziose strade di Pripjat’ è un’esperienza perfetta per un horror e a suo modo indimenticabile.
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