5 Tombe Per Un Medium
Massimo Pupillo
soprannaturale, gotico, vendetta
Barbara Steele, Walter Brandi, Mirella Maravidi, Alfredo Rizzo
1965
86'
Italia
Debutto nel panorama horror per Massimo Pupillo, che qui si cimenta in un gotico che sa di Poe – citato anche tra gli autori del soggetto – dal quale vengono ripresi elementi caratteristici a iosa, a partire dal tema dominante del film, ovvero la vendetta dall’oltretomba. Da segnalare la presenza nel cast di Barbara Steele, all’epoca ormai autentica regina dell’horror italiano. Altro aspetto che vale la pena evidenziare sin da subito è come, almeno per alcuni aspetti, 5 Tombe Per Un Medium rappresenti un antesignano del giallo all’italiana, del quale anticipa, ad esempio, la maniera di girare gli omicidi, sempre dalla prospettiva dell’assassino che, in compenso, non viene mai mostrato.
Il giovane notaio Kovaks riceve una lettera dal dottor Jeronimus Hauff: in essa è contenuto l’invito a recarsi nella sua remota villa, sita in un paesino isolato, al fine di redigere il suo testamento. L’invito è rivolto al principale di Kovaks, Josef Morgan, ma essendo quest’ultimo assente, tocca al giovane assumersi l’incarico. Giunto al castello degli Hauff, viene accolto dalla moglie e dalla figlia, le quali, sorprese dal suo racconto, gli rivelano che Jeronimus è morto in realtà quasi un anno prima. Il mistero prende dunque forma sin dai primi minuti e accompagnerà lo svolgimento dell’intero plot.
Nel corso degli eventi, caratterizzati per la maggiore dalle morti degli uomini che avevano assistito alla tragica fine di Hauff e da minacciose dicerie sugli studi di quest’ultimo, dedito all’occultismo, il mistero di fondo viene ammantato di un alone soprannaturale. Il castello fu costruito nel luogo in cui circa cinque secoli prima si trovava un lazzaretto, dove i monatti portavano gli ammalati di peste e dove furono giustiziati gli untori, rei di diffondere il tremendo morbo.
Tra nudi quasi espliciti e morti più teatrali che efferate, 5 Tombe Per Un Medium gode di un alone misterioso ed oscuro che gli permette di funzionare, nonostante una verbosità forse eccessiva e l’immancabile love story che porta ad un finale più leggero di quanto sarebbe stato lecito attendersi. Pupillo, dichiaratosi ispirato dall’espressionismo tedesco, deve più di qualche elemento alle produzioni di Roger Corman, sia per fonti letterarie sia per svolgimento ed atmosfera.
Ambientato nel primo ‘900, il film rappresenta un buon esempio di cinema a basso costo ma con discreti effetti – penso alle mani degli untori nella bacheca, oppure al cuore che si anima – nel quale l’atmosfera lugubre si respira fin da subito, magari a forza di cliché, ma ben dosati, e che si fa forte di personaggi marcati ma solidi, anche nei ruoli classicamente weird come quello del giardiniere Kurt, interpretato dall’immancabile Luciano Pigozzi. Non sempre efficaci invece le scelte della colonna sonora: dissonante e pungente nelle sequenze in cui la minaccia soprannaturale si avventa sulle vittime, stona invece nei momenti in cui si aprono le tombe, per via di suoni che sembrano presi dalla fantascienza del decennio precedente.
Il cast e la troupe si presentano tutti con nomi anglosassoni, a partire da Pupillo, che utilizzò il nome del produttore del film per non far scoprire che aveva girato in così poco tempo entrambi i film – l’altro è Il Boia Scarlatto – commissionati dalla NBC. A dispetto di uno svolgimento classico e di una Barbara Steele apparsa piuttosto svogliata, oltre che poco sfruttata (si faccia riferimento alle note in fondo alla recensione), il vero punto di forza di 5 Tombe Per Un Medium risiede nel soggetto, che rielabora in modo interessante le classiche vendette dall’oltretomba, mettendo in gioco la suggestiva ipotesi di un uomo che dopo la morte è in grado di controllare dei resuscitati che agiscono secondo il suo volere, diffondendo il morbo della peste a cinque secoli di distanza dalla terribile epidemia. La regia si avvale di buone luci ma non sempre di buone scelte di macchine, troppo statica nel corso dei dialoghi e talvolta incerta nei piani sequenza e nelle scene più concitate. Nel complesso, però, il film resiste meglio di altri suoi coetanei alla prova del tempo, regalando qualche buon momento e costruendo un’atmosfera interessante e densa.
Note
Da segnalare, nella recente edizione in dvd della Sinister, la presenza tra gli extra di un’intervista telefonica a Pupillo risalente al 1993, nella quale oltre a parlare del film racconta anche qualche aneddoto, ad esempio l’atteggiamento indisponente tenuto dalla Steele nei primi giorni delle riprese, quando si era dimostrata altezzosa e poco collaborativa, per poi cambiare atteggiamento in seguito ad un acceso confronto proprio col regista. In aggiunta a ciò, è presente un’intervista a Riccardo Garrone, che nel film interpreta il notaio Josef Morgan: passi che ormai si tratta di un anziano e con tutto il rispetto del caso, ma l’intervista è indecente. Risposte frammentarie, risate sconclusionate ed un sarcasmo estremo nei confronti del film, etichettato come spazzatura. Parole pesanti anche nei confronti della Steele, definita una poco di buono abituata a farsi fare quello (riferimento ad una scena del film in cui proprio Garrone e l’attrice inglese sono a letto) a colazione, pranzo e cena, e del povero Pupillo, descritto come un ragazzotto perennemente arrapato. Sarebbe stato decisamente meglio omettere il contributo, del tutto fuori luogo e imbarazzante, tanto più nel contesto di una riedizione il cui scopo era anche e soprattutto quello di far riscoprire il film.



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