Nella Stretta Morsa Del Ragno
Antonio Margheriti
fantasmi, gotico
Anthony Franciosa, Michèle Mercier, Klaus Kinski, Peter Carsten
1971
106'
Italia, Francia, Germania
La genesi di Nella Stretta Morsa Del Ragno è quantomeno curiosa. Si tratta infatti, caso forse unico, del remake di un film diretto dallo stesso regista, Antonio Margheriti, solo sette anni primi, intitolato Danza Macabra. Dietro suggerimento del produttore Giovanni Addessi, così prese vita questo nuovo film che presenta poche differenze rispetto all’originale, la più vistosa delle quali è l’uso del colore.
Introdotto da un istrionico Klaus Kinski nei panni di Edgar Allan Poe, il film muove i suoi primi passi in una squallida locanda londinese, dove lo scrittore, in preda all’alcool, intrattiene una sparuta combriccola coi suoi racconti dell’impossibile. Sopraggiunge il giornalista Alan Foster per intervistare Poe. Ne nasce una discussione sulla vita oltre la morte, con la chiara contrapposizione tra il punto di vista dello scrittore, che afferma come non sempre tutto finisca con la morte del corpo, e quello del giornalista, più realista e concreto. L’esito del contraddittorio è una sfida lanciata a Foster: trascorrere una notte nel castello dei Blackwood, sito a Providence (omaggio a Lovecraft, che proprio di quella località era originario).
Foster viene così accompagnato dal proprietario del castello e da Poe stesso. Una volta dentro la dimora, disabitata e malandata, l’uomo mantiene la serenità di chi è convinto di ciò in cui crede e di ciò in cui non crede. Tuttavia, dopo qualche primo attimo di dubbio e una fugace apparizione di una coppia che danza, Foster incontra Elizabeth, sorella del proprietario del castello. Sorpreso ma ignaro della realtà, il giornalista si infatua della donna e non si cura delle altre presenze che, nel corso della notte, si manifestano nel castello. Si tratta di persone che interagiscono in maniera apparentemente naturale con l’uomo, ma non vi è da parte di Margheriti alcuna volontà di nascondere allo spettatore la loro vera natura, quella di fantasmi. Lo stesso fa la sceneggiatura, che mette in bocca ai personaggi frasi sibilline che ne fanno quasi istantaneamente intendere la sofferente natura.
In un viaggio che si trasformerà in sogno ad occhi aperti, Alan si troverà ad assistere, nella notte dei morti, alla rievocazione dei fatti di sangue avvenuti nel castello, e che videro protagonisti proprio i personaggi che l’uomo incontra nel corso della nottata. Tra amori, gelosie, tradimenti e rivelazioni, si giunge alle soglie dell’alba e ad una fatalistica conclusione.
Margheriti dirige il remake del suo Danza Macabra con eleganza e gusto, inserendo tutti gli stereotipi del gotico letterario e godendo i frutti del passaggio al colore. Se da un lato, però, tale novità porti qualcosa in più in termini estetici, è altrettanto vero che toglie alla pellicola quella patina fascinosa tipica dell’espressionismo cinematografico. Gli interpreti risultano tutti funzionali ai loro personaggi, con Anthony Franciosa (Tenebre) e Michèle Mercier (I Tre Volti Della Paura) buoni protagonisti, e Klaus Kinski (Nosferatu, Il Principe Della Notte) nel gustoso cameo che lo vede vestire i panni di Edgar Allan Poe. Godibile se preso in sé, Nella Stretta Morsa Del Ragno mostra inevitabilmente la corda se si conosce già Danza Macabra, in quanto nulla aggiunge a quanto già raccontato nel film del 1964. Sognante il main theme della colonna sonora, firmato dal sempre valido Riz Ortolani.
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