The Sixth Sense – Il Sesto Senso
The Sixth Sense
M. Night Shyamalan
thriller, soprannaturale, fantasmi
Bruce Willis, Haley Joel Osment, Toni Collette, Olivia Williams
1999
107'
USA
Con The Sixth Sense – Il Sesto Senso, M. Night Shyamalan raggiunse un successo planetario, lasciando un marchio forte nell’immaginario collettivo grazie a una storia sorprendente e dal finale thrilling. Fortunato anche nella scelta degli attori protagonisti, capaci di dare il giusto taglio emotivo, a tratti molto emotivo, ma anche con toni bassi e neutri, per capacità o limiti. Fatto sta che, all’atto pratico, il film funziona talmente bene da ottenere una fama perdurante nel tempo, per sé e per il suo regista.
Uno degli aspetti interessanti di questo film è che, per sua stessa natura, è un film che può essere visto una volta sola, o al più una seconda alla ricerca di elementi dissonanti. Il motivo è legato alla rivelazione data nel finale, che capovolge diversi aspetti e legami che si erano considerati in altra maniera fino a quel momento. Proprio lì, in quel colpo di scena, è racchiusa la forza principale della storia e, sebbene oggi sia ormai quasi di dominio pubblico e l’effetto sorpresa non funzioni più, immagino sia stata una gran fonte di sorpresa e discussioni ai tempi dell’uscita del film nei cinema.
Malcolm Crowe (Bruce Willis) è uno psicologo infantile dalla vita piena, dedicata quasi interamente al lavoro a discapito della moglie. Durante una sera di festeggiamenti per un premio ricevuto dal sindaco di Philadelphia per l’importante ruolo svolto dal dottore, un uomo irrompe seminudo in casa Crowe. Malcolm cerca di parlargli, di comprendere chi sia e capire come calmarlo, ma l’uomo è fuori di sé, teso e colmo d’ira. Rinfaccia allo psicologo di non essere stato capace di aiutarlo quando ne aveva bisogno e, paranoico e deluso, si vendica sparandogli.
L’azione si sposta a qualche mese dopo l’accaduto. Crowe segue un nuovo caso, quello di Cole Sear, un bambino che ha frequenti attacchi di panico, e che sembra terrorizzato da qualcosa di cui però non parla a nessuno. Lo psicologo riesce pian piano a entrare in confidenza col bambino, il quale dopo una fase di riluttanza inizia a pensare che forse può davvero essere aiutato da quell’uomo. Proprio allo psicologo rivelerà il suo incubo a occhi aperti: vedere la gente morta. Manca ancora un tassello, però, per risolvere il suo problema: cosa vogliono i fantasmi da lui? Come fare per liberarsene?
Con meccanismi tutto sommato semplici, Shyamalan costruisce un film basato su una trama che funziona ma che ha diverse difficoltà ad assemblare, soprattutto per ciò che concerne la resa scenica. La necessità, infatti, di rendere tutto credibile rispetto al colpo di scena finale, obbliga il regista comporre scene e situazioni in una maniera non sempre del tutto logica, aspetto che un occhio molto attento può notare anche guardando il film per la prima volta e senza conoscerne niente.
Mirabile è l’interpretazione di Haley Joel Osmont nei panni di Cole, così come quella di Toni Collette in quelli della mamma del bambino, tra difficoltà, incomprensioni e incapacità di aiutarlo. Meno emotivo e decisamente più piatto Willis, che offre una prova tutta sostanza con un profilo basso e silenzioso che ben si adatta alla natura del suo personaggio. Molto intensa la parte finale del film, che getta una nuova luce su tutta la vicenda.






Bellissimo.