Wind Chill – Ghiaccio Rosso Sangue
Wind Chill
Gregory Jacobs
fantasmi
Emily Blunt, Ashton Holmes, Martin Donovan, Ned Bellamy
2007
89'
USA
L’indice wind chill, detto anche indice di raffreddamento, viene usato per calcolare la temperatura percepita tenendo in considerazione la velocità del vento. In casi estremi, la temperatura percepita può provocare anche dolore fisico. In realtà, nel film di cui ci apprestiamo a parlarvi non viene mai fatto cenno, se non nel titolo, a tale fenomeno, tuttavia può rappresentare una chiave di lettura degli eventi narrati.
Una studentessa universitaria trova un annuncio sulla bacheca che offre un passaggio per il Delaware proprio per quel giorno, l’antivigilia di Natale. Decide di approfittarne e parte con uno studente che si scopre conoscere più cose di quante dovrebbe sulla ragazza. I due personaggi, che rimarranno per buona parte del film gli unici due sullo schermo, non si presentano mai per nome. Ad un tratto, lui decide di deviare il percorso uscendo dall’autostrada, nonostante le proteste della ragazza, sempre più spaventata dal momento che scopre che lui non è nemmeno originario del Delaware. La paura che possa trattarsi di un maniaco o di uno psicopatico si fa spazio in lei ed anche nello spettatore, che è portato a pensare proprio quello.
Tuttavia, lungo la strada innevata, incrociano un’altra auto che va loro quasi addosso, provocando una brusca sterzata da parte di lui e l’inevitabile incidente, che fa sì che i giovani rimangano bloccati in una zona del tutto isolata e ormai in prossimità dell’imbrunire. Proprio lì si troveranno costretti a trascorrere la notte, e verrà fuori che la minaccia non proviene dal ragazzo, ma da misteriosi viandanti che si aggirano nei dintorni della macchina…
Gregory Jacobs, dopo aver ricoperto per anni il ruolo di aiuto regista, arriva a dirigere un horror dalle tinte soprannaturali. Il soggetto non è entusiasmante ma ha qualche punto di potenziale interesse, tuttavia non ha sufficiente mordente né una strutturazione tale da consentire di mantenere una tensione costante nel corso di tutta la sua durata. Forse più adatto ad un corto che ad un lungometraggio, lo script si arrabatta ripetendo sé stesso in maniera abbastanza meccanica, fino al finale consolatorio. Proprio il ripetersi, però, assume un valore dal momento che ricalca le dottrine filosofiche ed il tema dell’eterno ritorno di Nietzsche di cui i due ragazzi discutono all’inizio del viaggio.
Velleità autoriali e significati reconditi a parte, tuttavia, la vicenda narrata in Wind Chill – Ghiaccio Rosso Sangue risulta troppo statica e priva di trovate dotate della forza necessaria a destare l’interesse nello spettatore, che va via scemando col passare dei minuti e col susseguirsi delle manifestazioni. La prova dei due attori è discreta, così come interessante è l’evolversi dei loro personaggi alle prese con un ostacolo ed una minaccia ben più grande di loro. Sul lavoro di Jacobs c’è poco da dire, si tratta di una direzione solida e professionale, ma il materiale a disposizione, spalmato su un’ora e mezza di durata, non si è dimostrato all’altezza.
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