Crimson Peak
Guillermo Del Toro
fantasmi, gotico
Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston, Charlie Hunnam
2015
119'
USA
Abbiamo atteso per anni la concretizzazione di At The Mountains Of Madness, ma realisticamente le speranze sono pressoché esaurite. Nel frattempo Del Toro non è stato con le mani in mano: ha diretto il pacioccoso Pacific Rim ed è riuscito a portare a compimento un altro progetto che giaceva nel cassetto da ormai troppo tempo, questo Crimson Peak di cui ci accingiamo a parlarvi. La sua gestazione è stata infatti piuttosto lunga e laboriosa: il regista e sceneggiatore messicano scrisse lo script nel 2006, a quattro mani con Matthew Robbins, poco dopo l’uscita de Il Labirinto Del Fauno. Tuttavia, a causa di altri progetti ed impegni intercorsi, il film era ormai caduto nel dimenticatoio, non riuscendo a trovare un altro regista adatto al ruolo. Solo il caso, manifestatosi nel corso delle riprese di Pacific Rim, ha reso possibile a Del Toro di stringere una collaborazione con la Legendary Pictures, la quale ha deciso di produrre il film.
Definito dal suo stesso autore e direttore come una storia di fantasmi mista alle suggestioni del romanzo gotico, Crimson Peak è una gioia per gli occhi. Girato magistralmente, con immagini dense, piene di colore, con ambienti ricostruiti con cura artigiana e illuminati meravigliosamente. Per dare un’idea di cosa vedrete, prendete Mario Bava, mischiatelo con lo stile dei film della Hammer e filtrate il tutto attraverso la tecnica cinematografica moderna e il talento visivo di Del Toro. Non aspettatevi niente di diverso dalla Bellezza, perché quella vi ritroverete ad ammirare.
Edith Cushing, la giovane figlia di un ricco uomo d’affari americano, sogna di diventare una scrittrice, e si diletta con la composizione di racconti di fantasmi. Oltre ad una naturale inclinazione al soprannaturale ed alla malinconia, in Edith è ancora vivo il ricordo della visione del fantasma della madre, morta quando era solo una bambina. Ella gli era apparsa a breve distanza dalla propria morte, per mettere in guardia la figlia da un luogo chiamato Crimson Peak.
Il quadro familiare di Edith si modifica con l’avvento dell’inglese Thomas Sharpe e di sua sorella Lucille. I due si presentano al padre della ragazza mostrando un prototipo di una macchina di loro invenzione, alla ricerca di un finanziamento. Cushing (che si tratti di un omaggio al leggendario Peter?) non è impressionato, mentre la figlia cade vittima delle attenzioni di Thomas, che la fa sentire compresa e la incoraggia nei suoi tentativi letterari. Con la violenta morte del padre, Thomas non ha più ostacoli: sposa Edith e la porta con sé e con sua sorella presso la propria residenza inglese.
Da quel momento in poi, il film cambia registro: quella che nella prima fase era stata una lenta e a tratti statica preparazione di ciò che sarebbe venuto, deflagra definitivamente, volgendo lo sguardo al gotico classico, fatto di dimore fatiscenti, losche storie familiari e indicibili segreti. La componente erotica è strisciante e sempre presente, tanto quanto la follia: la necessità ossessiva di controllo da parte della sorella di Thomas fa da contraltare alla remissività dell’uomo, completamente succube. Nel marasma di amori torbidi, se ne innesta uno puro, che darà il via alla conclusione della vicenda.
L’opera di Del Toro è, molto probabilmente, figlia di una lunga gestazione: si intravedono gli scorci visionari del regista de Il Labirinto Del Fauno e de La Spina Del Diavolo, capace di lasciar libero sfogo al proprio estro creativo, e dall’altro troviamo un cantastorie più ancorato al classicismo, che infila a forza un dramma familiare e una inutile sezione di raccolta fondi che non fanno che appesantire un film già piuttosto corposo nella durata. Con qualche scelta diversa nella prima metà, e con un maggior dono di sintesi, staremmo probabilmente parlando del miglior film gotico romantico di questo secolo. Così com’è, invece, rimane una visione affascinante, barocca, caratterizzata da uno splendido gusto estetico, da un’illuminazione e dall’uso dei colori sognante. Per nostalgici di Mario Bava, dal quale Del Toro prende più di qualche spunto.
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