Cold In July
Jim Mickle
thriller, vendetta
Michael C. Hall, Sam Shepard, Nick Damici, Don Johnson
2014
111'
USA, Francia
Di Jim Mickle, su queste pagine, vi abbiamo parlato in altre due occasioni: dapprima con una storia di formazione a sfondo apocalittico e vampirico (Stake Land), poi con una vicenda familiare intensa, colma di segreti non detti e con un finale stordente (We Are What We Are). Che il regista americano sia dotato ormai è assodato: possiede un non comune gusto della narrazione, misto a buona sensibilità e a un’estetica quasi sempre priva di eccessi. E’ anche lontano dai ritmi dell’horror contemporaneo, quasi sempre orientato alla velocità ed ai jump scares, quei facili e telefonati spaventi. Mickle no, lui preferisce raccontare una storia con un ritmo compassato, avvolgendo lo spettatore e rendendolo partecipe delle vicende alle quali sta assistendo.
Con Cold In July, il nostro cambia decisamente registro rispetto alle due opere sopracitate, andando ad affondare le mani fino ai gomiti in una fangosa storia firmata dalla splendida penna del signor Joe R. Lansdale. Ci troviamo in Texas, nel 1989, e Dexter Morgan ha il mullet…no, calma, procediamo con ordine. La scena iniziale ci catapulta nell’abitazione della famiglia di Richard Dane (interpretato da Michael C. Hall, si, quello di Dexter) nel corso di un’infrazione ad opera di un rapinatore. Richard, svegliato dalla moglie, uccide l’intruso con un colpo d’arma da fuoco. Le fasi successive sembrano una riflessione sulla detenzione di armi da fuoco, passando per i sensi di colpa di un uomo che, pur avendolo fatto per legittima difesa, sta facendo i conti con la sua coscienza, ma tutto cambia quando entra in scena il padre della vittima, un ex-galeotto che sembra intenzionato a vendicarsi.
Il film gode di svariati punti di forza, ma volendo focalizzarsi soltanto sui due principali, sceglierei ad occhi chiusi la recitazione ed i twist della trama. Il trittico di attori protagonisti offre una performance sensazionale, capace di miscelare ironia, comicità, umanità, drammaticità e rabbia. I personaggi sono ben delineati, interagiscono e comunicano in maniera credibile e molto “maschia”. Pare fosse un preciso intento della coppia Mickle/Damici quello di realizzare un film più mascolino, dopo uno più intimista e con protagoniste femminili come We Are What We Are. Menzioni d’onore, quindi, per Sam Shepard e Don Johnson, il primo nei panni del padre dapprima vendicativo, poi rabbioso e infine sofferente; il secondo in quelli di un eccentrico ed irresistibile investigatore privato/allevatore di maiali. Forse ancor più merito va dato a Michael C. Hall, che nonostante sia legato a doppio filo all’immagine di Dexter Morgan della famosa serie televisiva, ha la capacità, condivisa coi truccatori e col regista, di riuscire a sganciarsi da quel personaggio. Il caratteristico ed ottantiano taglio mullet aiuta in tal senso, senza dubbio.
La cosa che ho adorato di Cold In July è il fatto che ti spiazza sempre. Quando pensi che si tratti di un film sul tema del possesso di armi da fuoco, ti smentisce. Quando ti fa credere di trattare il desiderio di vendetta di un delinquente al quale hanno ucciso il figlio, ti smentisce di nuovo. Alla fine è in grado di togliere così tante certezze che si è pronti a credere a qualsiasi cosa. Come rovescio della medaglia, ci sono dei buchi di trama da non sottovalutare: alcuni comportamenti non si riescono bene ad inquadrare perché non ci sono le dovute spiegazioni (basti pensare a ciò che fa la polizia, e di cui non si capiranno mai le motivazioni). A dispetto di ciò, il film funziona e si innesta in una filmografia che comincia ad essere significativa e piena di film di ottimo livello. E’ ora che Jim Mickle e il fido Damici, collaboratore del regista da sempre, nel duplice ruolo di sceneggiatore e attore, ricevano l’attenzione che meritano.






Non conosco, sembra interessante. Segnato, grazie!
Non perdertelo, l’accoppiata Mickle/Damici su una storia di Lansdale è roba inevitabilmente buona. Attendo un tuo parere!
Visto. Non male. Sembra quasi un film d’altri tempi. Un noir di un periodo che non esiste piu’, quasi. Fosse stato in bianco e nero sarebbe stato quasi magico. C’e’ quasi tutto tra ironia tristezza acrimonia action grottesco. Ci sarebbe stato benissimo l’Allen in versione Scorpione di Giada per renderlo ancora piu’ intrigante nella sua particolare “ironia”. Promosso sì 🙂