When Animals Dream
Når Dyrene Drømmer
Jonas Alexander Arnby
licantropi
Sonia Suhl, Lars Mikkelsen, Sonja Richter, Jakob Oftebro
2014
82'
Danimarca, Francia
Un’adolescente vive in un piccolo villaggio danese sul mare. La sua è una famiglia in cui si sorride poco: la madre, infatti, è ridotta a uno stato semi-vegetativo, perennemente in condizione catatonica, sotto sedativi e piantata su una sedia a rotelle dove trascorre tutta la sua giornata. Il padre, oltre alla rassegnata accettazione della condizione della moglie, inizia a essere in pena anche per la figlia Marie, in un’età difficile e che la porta a rifiutare la trasformazione del suo corpo e la situazione della madre.
Il quadro di When Animals Dream è quello di un film sulla crescita, sul passaggio dalla fase adolescenziale all’età adulta, passaggio che viene qui rappresentato anche mediante l’inizio del lavoro da parte di Marie. Tuttavia, il motivo per cui lo vedete ospitato su queste pagine è che, in realtà, le motivazioni dietro alla condizione della madre non sono esattamente naturali. E la figlia inizia a mostrare i primi segni della stessa “malattia” ereditaria.
Nel villaggio, placido al confine con la noia e abitato da poche persone che si conoscono tutte, i segnali del cambiamento di Marie vengono notati da tutti. La gente è spaventata e la ragazza isolata e presa di mira. L’unico a prendere le sue parti e a interagire con lei in maniera semplice e naturale è Daniel, un suo collega nell’azienda del paese dove si lavora il pesce. Tutti gli altri diventano invece perfetti rappresentanti della difesa dello status quo e del timore del diverso.
La figura dell’autorità, fortemente rigettata da Marie, si manifesta in due ruoli distinti: quello del padre e quello del medico, colui che prescrive i farmaci che intontiscono la madre e che controlla periodicamente la ragazza, attendendo il segnale per iniziare a sedare anche lei. Questo però non avverrà e Marie, pur non capendo con esattezza cosa le sta accadendo, va incontro alla sua reale natura, accettandosi e finendo per essere accettata dall’unica persona che in lei non vede un mostro o un essere da compatire.
La fase di passaggio di Marie all’età adulta e alla consapevolezza è narrata con lentezza e attraverso dei passaggi chiave. Il suo è un passaggio più violento e burrascoso della media, ma se svuotato dai contenuti soprannaturali non risulta poi troppo diverso da ciò che in tanti vivono in quegli anni di autoaffermazione e di consolidamento della personalità. Per certi aspetti il film ricorda Lasciami Entrare, suo parente scandinavo d’oltremare: la delicatezza, la drammaticità, la sofferenza e il contesto ambientale sono quasi gli stessi. Il punto di contatto diventa nettissimo nel tenero finale, nel quale la vicenda trova non solo una naturale conclusione, ma riesce a raccontare quanto non detto della storia dei genitori di Marie.
Pur non essendo un film per tutti, When Animals Dream è una bell’esperienza cinematografica. Gode di un’estetica fredda nei toni e nelle atmosfere, in un nord Europa da copione dove tutto è freddo, tutto è silenzio e tutto è solitudine. La vicenda entra nelle pieghe personali e racconta con discrezione e con poche concessioni al ritmo e alla tensione. La componente violenta è presente, soprattutto nell’ultimo terzo del film, ma viene saggiamente lasciata quanto più possibile fuori campo, preservando la compattezza stilistica di un film valido a dispetto della sua connaturata lentezza.
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