Le Streghe Son Tornate
Las Brujas De Zugarramurdi
Álex De La Iglesia
commedia, action, stregoneria
Hugo Silva, Mario Casas, Pepón Nieto, Carolina Bang
2013
114'
Spagna, Francia
Alla fine è giunto in Italia l’ultimo film del buon Álex De La Iglesia, che anche stavolta decide di dilettarci con un prodotto d’intrattenimento intelligente di cui è anche co-sceneggiatore. Potreste aver già sentito parlare di questo film col suo titolo originale, Las Brujas De Zugarramurdi, oppure con quello scelto per il mercato anglosassone, Witching & Bitching. Qui in Italia si è scelto invece di puntare su un classico, ma curiosamente mai usato, Le Streghe Son Tornate.
Chi ha già visto qualche pellicola del regista spagnolo (mi viene in mente, ad esempio, Il Giorno Della Bestia), sarà già conscio di quello che è il suo stile: non amando prendersi sul serio, De La Iglesia gioca con i generi dando vita ad una miscela di horror, commedia grottesca, action e anche una bella dose di satira sociale. Il tutto aveva funzionato nel suo debutto e funziona ancora oggi con la sua nuova opera.
Un gruppo di finte statue viventi pianifica una rapina presso un negozio che acquista oro in pieno centro a Madrid. Il capo della banda impersona Gesù Cristo, e il palo all’interno del negozio è suo figlio, che proprio in quel giorno gli toccava tenere, in seguito al divorzio dalla moglie. La rapina va a buon fine ma l’intervento della polizia provoca una fuga rocambolesca che vedrà il quartetto composto dal bambino, suo padre, un altro complice ed un tassista sotto ricatto tentare l’approdo in Francia per mettersi al sicuro e godersi il frutto della rapina.
Nel corso del viaggio, tuttavia, il gruppo passa dal paesino basco di Zugarramurdi, a proposito del quale il tassista ha letto alcune vecchie leggende riguardanti le streghe. Si imbattono in alcuni strambi personaggi e finiscono per ritrovarsi proprio nella tana del nemico: il tassista aveva ragione, a Zugarramurdi esistono ancora le streghe ed intendono compiere un rituale il cui protagonista sarà proprio il bambino, considerato il prescelto da una profezia ad opera della strega più anziana.
Il clima del film si mantiene goliardico e grottesco per tutta la sua durata, ma la natura della vicenda in realtà si può separare in due parti distinte: la prima è quella più orientata all’action pura, col tentativo di fuga on the road, le sparatorie, l’inseguimento della polizia; la seconda invece vira senza mezze misure verso il soprannaturale con un finale che non si pone davvero alcun limite. In questa curiosa divisione ho rivisto, almeno in una qualche misura, quanto sperimentato da Robert Rodriguez nel mai troppo lodato Dal Tramonto All’Alba.
Tuttavia, il punto di forza del film non è la sua storia, invero piuttosto ingenua e priva di verve, quanto la pungente ed intelligente comicità che va ad evidenziare tutti i più classici stereotipi dei rapporti uomo-donna: abbiamo da una parte i personaggi maschili che non fanno che lamentarsi delle donne, descritte come vere e proprie streghe (volutamente, ovvio), sottolineando la difficoltà di comunicazione e di comprensione, e lamentando di quanto l’uomo sia spesso vittima di umori imprevedibili. Dall’altra parte, invece, assistiamo al contraltare: la strega giovane ed ammaliante che si innamora e che, oltre ad essere ingestibile – come emerge da un dialogo realmente esilarante tra lei e l’amato in cui lo porta alla disperazione ed allo sfinimento – riceve dalle streghe più anziane consigli sul come sia inutile innamorarsi, che alla sua età dovrebbe pensare solo alle perversioni, al feticismo, agli atti contronatura, allo sfruttamento sessuale.
In questo gioco delle parti, volutamente marcato e calcato, non ne esce vincitore nessuno, ma anzi sia uomini che donne ne escono con le ossa rotte. Il finale, a suo modo positivo, manterrà intatta la macabra ironia che permea l’intera pellicola, risultando adeguato. Peccato per la durata eccessiva: soprattutto nella fase della fuga, che finirà per essere una fuga non solo dalla polizia ma anche dalla moglie di Cristo, qualche taglio qua e là avrebbe probabilmente al ritmo complessivo della pellicola, che però scorre piacevolmente ed intrattiene in modo quasi sempre convincente, con qualche ottimo picco.
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