A Girl Walks Home Alone At Night
Ana Lily Amirpour
vampiri
Sheila Vand, Arash Marandi, Marshall Manesh, Mozhan Marnò
2014
101'
USA
Curioso che un film ambientato in Iran e recitato in farsi sia in realtà una produzione americana, girata in California e che vede tra i produttori esecutivi l’ormai horror-addicted Elijah Wood. Ana Lily Amirpour si inserisce sulla mappa dell’horror contemporaneo con un’opera autoriale che colpisce innanzitutto a livello estetico, fin dalla locandina che desta curiosità e stupore, e muovendosi verso un trailer che mostra il bianco e nero denso e malinconico con cui la pellicola è stata girata. Sarà sufficiente la confezione elegante ed appetibile ad offrire un prodotto di interesse per il pubblico di fan dell’horror a sfondo vampirico?
Nella città immaginaria di Bad City, assistiamo a stralci di vita di alcune persone, con vari problemi e frustrazioni personali, in uno scenario caratterizzato da ripetitività, miseria e solitudine, ben rappresentato dalla tetra ciclicità dei movimenti delle macchine delle raffinerie, spesso riprese e che sembrano un parallelo con quanto accade nelle vicende dei protagonisti.
La monotonia di vite perdute e in apparenza vuote viene rotta dall’incursione di una ragazza che nottetempo si aggira per le strade deserte indossando una sorta di burqa – avrà un nome preciso che però non conosco – e segue silenziosamente chi incontra, donne, uomini, vecchi o bambini che siano. La sua prima manifestazione è molto pregna di significato simbolico, dal momento che segue in maniera plateale uno spacciatore locale, che si ferma e la porta a casa. Lì, dopo aver tirato di coca, il ragazzo cerca di sedurre la ragazza, che inizialmente sembra stare al gioco, prendendo a leccare il dito dell’uomo infilandoselo in bocca, in un chiaro riferimento sessuale. Proprio quel potere sessuale maschile, insito nel simbolo fallico, viene staccato di netto con un morso da quello che si scopre essere un vampiro, che successivamente infierisce sul corpo ormai senza vita dello spacciatore inserendo il dito tranciato all’interno della sua bocca.
Il film, dall’estetica assai ricercata, è senza dubbio figlio di una volontà di portare il genere verso il cinema d’autore, ricco di finezze e di simbolismi, non sempre semplici da cogliere soprattutto per gli occidentali. Lo fa prendendosi il suo tempo, non avendo mai accelerazioni ma mantenendosi interessante ed affascinante in ogni singola sequenza. Girato con cura e perizia sorprendenti, A Girl Walks Home Alone At Night ha una fotografia qualitativamente eccellente e gode di uno stile unico e riconoscibile. E’ inoltre molto intenso dal punto di vista emotivo, soprattutto se si riesce a disporsi sulla sua stessa lunghezza d’onda.
Da alcuni critici è stato tacciato di avere più forma che sostanza, e sotto certi aspetti è vero. Gongola un po’ troppo e si specchia nella sua stessa bellezza, nelle strade notturne di una città irreale che suona come triste metafora della vita contemporanea. La colonna sonora, ricca, curata e splendida, alterna brani tristi e malinconici ad altri carichi di groove. Ana Lily Amirpour, che mostra un gusto non ordinario nella scelta delle inquadrature e nella cura dei particolari, riesce a costruire un film con i dialoghi ridotti all’osso, dove a comunicare sono quasi solo gli occhi, con lo sguardo al centro estetico della pellicola. Oltre ad esso, ciò che deve essere compreso dallo spettatore si manifesta sotto forma di oggetti e di animali, che assumono un ruolo vivo e preciso nel far capire dinamiche, pensieri e gesti dei personaggi, fino al finale che, nella rievocazione del complesso di Edipo, mostra la maturazione di Arash, che smette di identificarsi col proprio genitore e sceglie di vivere.
A Girl Walks Home Alone At Night va sicuramente visto da tutti gli appassionati di cinema indipendente e autoriale. Ciò non significa automaticamente che possa essere apprezzato da tutti, poiché ha punti “oscuri” che non gli permettono di rendersi digeribile da un vastissimo pubblico. Di sicuro è un’esperienza visiva e concettuale originale ed intrigante, che regala una grande metafora sulla vita e qualche considerazione velata sulla situazione della donna in medio oriente. Astenersi, ovviamente, amanti dell’horror sanguinolento e carico di azione.
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