The Invitation
Karyn Kusama
mistero, ossessione
Logan Marshall-Green, Tammy Blanchard, Michiel Huisman, Emayatzy Corinealdi
2015
101'
USA
E’ quasi incredibile il salto di qualità operato da Karyn Kusama con questo film. Per chi non avesse mai sentito parlare della regista e sceneggiatrice americana, potrebbe essere sufficiente ricordarla con quella che, finora, era la sua opera più nota al grande pubblico: Jennifer’s Body, con Megan Fox. Dopo sei anni di silenzio, la ritroviamo in cabina di regia a dirigere una storia scritta da Phil Hay e Matt Manfredi, coppia che ha in curriculum le sceneggiature di Scontro Tra Titani e R.I.P.D. – Poliziotti Dall’Aldilà.
Il film inizia col viaggio in auto di una coppia, Will e Kira, diretta a casa di Eden, ex-moglie di Will. Si intuisce subito, dal primo scambio di battute, che oltre al matrimonio finito male c’è qualcosa di più grave che turba profondamente Will, e lo si scoprirà. L’accoglienza di Eden e del nuovo compagno David è affettuosa, e il clima del gruppo di amici che hanno invitato presso la loro bellissima villa è sereno e adatto a festeggiare un’occasione di ritrovo che si verifica dopo diverso tempo.
Da quel che si intuisce, infatti, di Eden e del compagno si erano perse a lungo le tracce, e per quel lasso di tempo non erano stati a Los Angeles, dov’è ambientato il film. La serata inizia a prendere una piega piuttosto stramba quando gli ospiti introducono il discorso del gruppo cui si sono uniti mentre stavano in Messico. Fanno vedere agli amici un inquietante video di una ragazza che muore, adducendo un significato che gli altri, visibilmente e comprensibilmente turbati, non vedono. Il modo di parlare di Eden e di David, oltre che di due ospiti che non fanno parte dello storico gruppo di amici, sembra quello di chi cerca di fare proselitismo, di chi è entrato a far parte di una vera e propria setta.
Tra tutti i presenti, il più sensibile e sulla corda è Will, un uomo profondamente inquieto e che necessita di allontanarsi spesso dagli altri, per prendersi del tempo. Forse per tenere a freno il flusso di ricordi che lo assale e gli fa male, o forse per provare a scacciare le percezioni sempre più sinistre che prendono a girargli per la mente. E’ paranoico e in tutti i gesti e le parole di Eden, David e dei loro due amici vede una minaccia, cosa che la compagna Kira e gli altri invitati non vedono.
La sceneggiatura gioca molto su questo clima di incertezza: saranno tutte fantasie di Will, o effettivamente Eden e David hanno in serbo un qualche tipo di piano per quella serata? Tra momenti in cui tutto sembra chiarirsi e smentite che arrivano nell’immagine successiva, The Invitation corre sul pericoloso equilibrio di ciò che accade realmente e ciò che si vuole far credere allo spettatore. La gestione della tensione, e di conseguenza dell’interesse dello spettatore, è magistrale, con momenti da mind-fuck, altri intensi e commoventi, e altri ancora disturbanti, come l’inquietante e azzeccatissimo finale.
L’interpretazione di Logan Marshall-Green, nei panni di Will, è intensa e ammanta l’intera pellicola di dolore, paranoia, claustrofobia, inquietudine. Senza ricorrere al soprannaturale, The Invitation funziona con un paio di buone intuizioni: il tragico avvenimento che ha spezzato il legame tra Will ed Eden è il motore del tutto, e permette alla sera dell’invito di funzionare, ma non è solo quello il punto vincente del film. Si apre infatti uno squarcio nel modo di affrontare e gestire il dolore, tra chi vi annega dentro rischiando di farsi trascinare sul fondo, e chi invece lo rifugge trovando fantasiose spiegazione e vie di fuga che, alla lunga, si dimostrano non funzionare. A quel punto, la questione della setta sarebbe poco più di un pretesto per spiegare come e perché Eden ha affrontare il lutto, ma il finale riesce a gettare una nuova luce anche su quest’aspetto.
Un film ben scritto, ricco di fascino, ammantato di mistero, psicologico, di difficile catalogazione, che pur nella sua pochezza di eventi – tutto si svolge in una casa e nel corso di una serata – è perfettamente in grado di tenere lo spettatore sulla corda, costantemente curioso e pieno di domande che, e questo è un altro merito, vengono sciolte nel corso del film. Sorpresa dell’anno.

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