Carrie
Stephen King
soprannaturale, teen, vendetta
Bompiani
211
1974
USA
L’approccio con questo libro è stato un po’ complicato perché, nonostante mi fidassi ciecamente di King, avevo un certo timore ad iniziare la lettura perché a me, in genere, il primo romanzo di un qualsiasi scrittore ha quasi sempre lasciato con l’amaro in bocca. Fortunatamente questa volta ciò e accaduto solo in parte perché questo è indubbiamente il romanzo dove King esprime più direttamente sé stesso, cosa che non avviene negli altri romanzi, rappresentando un unicum nella sua vasta bibliografia. E’ proprio questo ad avermi portato ad avere un giudizio contrastante, adorando il King più distaccato, ma comunque apprezzando questo suo profondo coinvolgimento che lo porta scrivere uno dei suoi lavori più crudi.
È inoltre considerabile il più sociale dei suoi romanzi trattando il tema dell’emarginazione giovanile inserito nel contesto in cui si trova a suo agio: il soprannaturale. La trama racconta di una ragazza, Carrie appunto, vittima di bullismo a scuola e con una madre fondamentalista cristiana: questi due elementi contribuiscono a rendere la sua vita un inferno. Tutto cambia quando scopre, o meglio riscopre, di possedere dei poteri telecinetici che alla fine porteranno quel suo inferno interiore all’esterno.
Carrie rappresenta un tassello importante per capire come King costruisce le trame dei suoi romanzi. La struttura fatta di testimonianze dirette, articoli di giornale e alcuni libri che raccontano l’accaduto mostra la voglia di non essere invasivo, di lasciar parlare i protagonisti dell’evento che hanno vissuto e di voler dare tante diverse letture per immergere totalmente il lettore nel contesto narrato, dandogli una maggiore possibilità di farsi una propria idea della vicenda. Se lo leggerete fatelo tutto di un fiato magari associandolo alla visione della trasposizione cinematografica del 1976 di De Palma. Buona lettura.
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