The Ring 3
Rings
F. Javier Gutiérrez
soprannaturale, ossessione
Matilda Lutz, Alex Roe, Johnny Galecki, Vincent D'Onofrio
2017
103'
USA
A dodici anni di distanza da The Ring 2, ecco arrivarne il seguito, stavolta completamente sganciato dalle vicende di Rachel e del figlio Aidan, che erano state al centro dei primi due film. Lo spostamento temporale, che segue la medesima distanza che intercorre tra la seconda e la presente installazione della serie, influenza anche alcuni aspetti della sceneggiatura. Ma entriamo nel vivo.
L’inizio di The Ring 3 è inutilmente confusionario: mostra un antefatto di un incidente aereo nel quale muoiono due persone che avevano visto l’ormai ben noto video di Samara, dopodiché si sposta due anni dopo per farci conoscere un professore universitario (interpretato dal Leonard della fortunata serie tv The Big Bang Theory, qui alle prese con un ruolo molto differente) che acquista un videoregistratore usato in una bancarella, per scoprire che contiene una videocassetta. Indovinate un po’ quale?
Il fulcro della storia, tuttavia, è ciò che accade alla coppia formata da Holt e Julia: il primo, mentre è al college, sparisce per giorni, non rispondendo più alla fidanzata, la quale decide di raggiungerlo per capire cosa stia succedendo. Pedinando il professore viene a scoprire una specie di gruppo segreto che presso l’università, e guidato dal professore, sta eseguendo un esperimento che vede al suo centro la visione del video, stavolta somministrata in maniera controllata, in modo che chiunque la veda abbia a disposizione una “coda”, ovvero una persona alla quale mostrare una copia in modo da salvarsi.
Julia, una volta compreso il meccanismo e ritrovato Holt, decide di fargli da coda e si ritrova coinvolta in prima persona in una variazione del classico schema. Per lei, infatti, sembra che Samara abbia in serbo un video con delle parti aggiunte, che la portano a divenire sempre più ossessionata dalla vicenda. Assieme a Holt si recherà nel luogo in cui Samara era stata sepolta, per capire qualcosa in più e provare a darle pace, in un remake di quanto già visto nel secondo film.
Il cuore delle vicende risiede in quanto accade a Sacrament Valley, e verrà tenuto fuori dalla recensione per lasciarvi il gusto della sorpresa. Interessante il ruolo del cieco interpretato da Vincent D’Onofrio, il “Palla di Lardo” di Full Metal Jacket. Lo schema delle rivelazioni e delle scoperte, che avvengono un po’ mediante chiacchierate, un po’ mediante visioni di Julia che la guidano verso un luogo particolare, sa di già visto, se non addirittura abusato. Inoltre, i comportamenti dei due protagonisti, soprattutto nei passaggi decisivi, non appaiono coerenti e ci sono alcune forzature nella sceneggiatura che fanno perdere l’aderenza dello spettatore alla trama del film.
Quello che però è forse il peccato capitale peggiore di The Ring 3 è che, oltre a non aggiungere nulla di realmente nuovo o interessante alla saga, si focalizza su aspetti del passato che riguardano il concepimento di Samara, approfondendo la figura della madre. Il tutto è stato architettato in modo da fornire alla vicenda di Samara il massimo della possibile drammaticità, ma il gioco è ormai vecchio e ben noto. Così come lo è l’immedesimazione della protagonista Julia, che finisce in un vortice di compassione per la figura della ragazzina del video, assumendosi l’onere di “salvarla”. Già visto anche questo. Un po’ più interessante il finale, ma la domanda è una e soltanto una: si sentiva davvero il bisogno di questo seguito?
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Immondo, non capisco davvero come Nakata abbia dato l’ok per produrre una porcheria del genere. Non e’ possibile associare questo “film” ai precedenti 2 americani che seppure profondamente diversi dalle versioni nipponiche erano comunque dei signori film. Che delusione cosmica.
Ti dirò, delusione magari no, perché onestamente non mi aspettavo granché, ma quello che ho riscontrato è proprio un errore di fondo nel concetto stesso del film: nel riproporre lo stesso canovaccio già arci-noto – primo errore – la sceneggiatura punta su un approfondimento in una direzione lontanissima dal cuore della saga stessa, finendo per deragliare completamente e non avere più una meta significativa. Da lì al tracollo il passo, purtroppo, è stato assai breve.