Oltre I Confini Del Male: Insidious 2
Insidious: Chapter 2
James Wan
fantasmi, mistero
Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Lin Shaye
2013
106'
USA, Canada
Proprio nella recensione di Insidious, il primo capitolo di quella che diventa proprio in questi giorni una trilogia, si diceva, apprezzandolo, di come James Wan non sia un regista particolarmente prolifico, ma in grado di offrire prodotti curati, diretti con gusto modernista ma non per questo tamarro. Il regista di origini malesi, allora, quasi a volerci smentire, nel corso del 2013 portò nelle sale cinematografiche ben due pellicole, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra: la prima fu L’Evocazione – The Conjuring, uscita in Italia in agosto, e la seconda il qui recensito seguito di Insidious, giunto nelle sale dello Stivale nell’ottobre dello stesso anno.
Il finale del primo film aveva lasciato spazio ad un seguito, pur mantenendo una coerenza narrativa sufficientemente solida da consentire di chiudere il discorso senza ulteriori film. Evidentemente, però, i buoni riscontri ricevuti dal film, in accoppiata con la mole di domande provenienti dai fan, hanno spinto la premiata ditta Wan/Whannell a ragionare sulle possibilità di un seguito, che è quanto ci accingiamo ad analizzare e che riprende la narrazione proprio dall’immediata conclusione del suo ottimo predecessore. Col film in esame ho avuto un rapporto particolare: visto al cinema quando uscì, non mi sentii per qualche motivo pronto per stenderne una recensione. Poco più di un mese dopo ebbi l’opportunità di rivederlo, stavolta in un cinema di Riga, in inglese sottotitolato in russo e lettone, ma anche dopo la seconda, curiosa visione mi rifiutai di sedermi per discuterne con voi. Alla terza visione, eccomi finalmente pronto – o almeno spero – a farlo.
Oltre I Confini Del Male: Insidious 2 (questo il titolo scelto dai distributori italiani) inizia con un prologo che ci mostra Josh da piccolo, vittima di visioni ed ossessionato da una misteriosa figura. Viene interpellata Elise, la stessa medium che si sarebbe occupata del caso del figlio di Josh, Dalton, ma nonostante il suo intervento non riescono ad individuare la minaccia né a ricacciarla del tutto indietro. A quanto pare, nel corso del viaggio nell’Altrove resosi necessario per recuperare lo spirito del figlio Dalton, una porta è rimasta aperta ed ha fatto in modo che lo spirito malvagio col quale Josh era entrato in contatto durante la sua infanzia si affacciasse stavolta nel mondo dei vivi, prendendo possesso del corpo dell’uomo e tormentando ancora una volta la vita della famiglia Lambert.
La narrazione si intreccia in modo unitario e coeso con quella che vede impegnata la divertente coppia di indagatori del paranormale, costituita da Specs e Tucker, che con l’aiuto di Carl e dello spirito di Elise investigano sull’entità che ha preso possesso di Josh, ricostruendo un quadro inquietante di disagio, deviazione e violenza familiare che hanno dato vita alle due figure che, dall’Altrove, minacciano il mondo dei vivi provando ad impossessarsi dei corpi.
A dispetto di quella che potrebbe suonare come una trama complessa e cervellotica, in realtà il film si sviluppa in maniera così efficace da risultare, nel corso della visione, credibile e realistico in maniera paradossale. Tale è infatti la cura del dettaglio e la costruzione dell’intreccio narrativo che si arriva al punto in cui, messi insieme i pezzi del puzzle, tutto sembra assolutamente coerente e funzionale alla trama. Certo, Wan non fa a meno di qualche momento in cui vuole – e riesce – a regalare sobbalzi, ma non ne abusa. Inoltre, continua a dimostrare una gran mano nelle sequenza ambientate negli interni, che difatti costituiscono la stragrande maggioranza del film (e del primo capitolo, e anche de L’Evocazione).
L’impressione è che ormai il ragazzo sia terribilmente a suo agio a girare film su case in cui sta accadendo qualcosa di paranormale: la padronanza del mezzo espressivo è diventata di prim’ordine, dategli una casa, possibilmente enorme, con scale, sale grandi e molti corridoi, e vedrete che Wan vi tirerà fuori delle sequenze che non mancheranno di far sobbalzare anche gli amanti dell’horror più navigati. Rispetto al primo Insidious, viene meno una parte della sorpresa e della forza d’urto, ma questo secondo capitolo riesce a discostarsi in maniera sufficiente, nello sviluppo e nella soluzione finale, da rendersi qualcosa di più di un semplice sequel. Non il classico “more of the same”, insomma, ma una buona variazione sugli stessi temi già affrontati: parte dando già per assodato che la sorpresa dell’Altrove e delle proiezioni astrali siano venute meno, quindi presenta allo spettatore una minaccia che in qualche modo riesce ad essere nuova rispetto a quanto visto in precedenza. A qualcuno basterà, a qualcun altro saprà di già visto, ma a rimanere è un prodotto confezionato con cura e che si avvale dell’ormai indubbio ed ampiamente dimostrato talento visivo di James Wan, che va ancora una volta a segno.
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