Wolf Creek 2
Greg McLean
serial killer, torture porn, naturalistico
John Jarratt, Ryan Corr, Shannon Ashlyn, Philippe Klaus
2013
107'
Australia
Chi ci segue, o chi per caso ha avuto modo di imbattersi nella nostra recensione di Wolf Creek, saprà già che non lo avevamo apprezzato. I soli aspetti convincenti del film risiedevano nell’ambientazione e nelle belle inquadrature paesaggistiche regalateci da Greg McLean, ma la componente più marcatamente horror sapeva di stantio e di già visto, con evidenti limiti anche di script. Dopo quel film, il regista australiano tornò con Rogue, che fondeva un’ambientazione sempre a sfondo fortemente naturalistico con la storia di un coccodrillo gigante. In quell’occasione, l’impressione complessiva fu sensibilmente migliore rispetto al debutto, nonostante non si trattasse di un’opera imprescindibile. Fatto sta che, a distanza di sei anni, il buon Greg torna a raccontarci ciò che combina quel mattacchione di Mick Taylor nel bel mezzo dell’outback australiano.
Wolf Creek 2 funziona fin da subito, come nei casi più fortunati e negli esperimenti più riusciti: la sequenza iniziale è infatti un ottimo mix di divertimento, ironia e violenza. Una coppia di annoiatissimi poliziotti insegue e ferma Mick Taylor, alla guida di un fuoristrada ed ingiustamente accusato di andare sopra il limite di velocità, nel bel mezzo del deserto. Dopo averlo maltrattato e offeso per il suo atteggiamento da semplicione e bifolco, si allontanano poche centinaia di metri prima di subire l’implacabile vendetta del cacciatore di maiali.
L’azione si sposta su un coppia di turisti tedeschi che, zaino in spalla, sta visitando l’outback in autostop. Mentre campeggiano in tenda di notte nell’area del Wolf Creek, un enorme cratere creato da un meteorite, vengono avvicinati da Mick, che comunica loro che si trovano in un’area in cui non è lecito campeggiare. La situazione si riscalda e Mick, che da questo momento in poi prenderà completamente la scena, metterà in atto il suo estremo sadismo. L’imprevista incursione di Paul, un inglese in vacanza, movimenta le cose e dà vita ad un lungo inseguimento che prenderà tutta la parte centrale del film, fino allo stravagante e gustoso finale.
Wolf Creek 2 prende tutti gli elementi che avevano caratterizzato il primo film (il sadico Mick Taylor, l’ambientazione, gli ignari turisti a caccia di avventura), li amalgama in maniera più ragionata e misurata e li porta ad un livello superiore. E’ migliore la caratterizzazione del killer e la recitazione di John Jarratt, il cui accento aussie e la cui voce rendono quasi indispensabile la visione del film in lingua originale per godersi ancora di più il lavoro svolto dall’attore; è più bilanciato il ritmo ed è più misurata la quantità degli elementi, in modo da non rendere tutto il film un inseguimento nello sconfinato deserto, con Mick sempre e comunque alle costole. Rimane un cacciatore spietato ed infallibile, ma stavolta le componenti sono bilanciate molto meglio. Inoltre, McLean trova ottimi spunti, sia in chiave ironica che in chiave narrativa.
I due esempi più fulgidi di quanto appena detto sono la sequenza che vede la carneficina di canguri, travolti dal tir guidato dal killer mentre stanno attraversando in branco una strada, e tutto il finale, che vede il povero Paul prigioniero nell’antro di Mick Taylor e che si vedrà sottoposto ad un gioco a quiz decisamente poco leale sulla storia dell’Australia. I cliché sulla nazione vengono giocati quasi tutti, seppur con la benevolenza di chi proviene proprio da lì.
Il risultato finale, in definitiva, è un film decisamente godibile, divertente, in grado di intrattenere con un buon mix di elementi. Attenzione però, perché il buon Mick è davvero un gran cattivo, degno della migliore tradizione degli slasher storici: è un cacciatore micidiale, conosce a menadito il suo terreno di caccia, è abile con le armi da fuoco, è forte nel corpo a corpo ed è spietato nella tortura. Infatti, a differenza del primo film, stavolta vi è una sensibile progressione della componente di torture e sadismo, mai negate all’occhio dello spettatore. Apprezzabilissimo prodotto nella sua peculiarità, va premiato ancora di più per la bravura messa in mostra da McLean nel rielaborare e riproporre gli stessi concetti in maniera però assai migliore.
Nota: è in corso la pre-produzione di una serie televisiva dedicata proprio a Mick Taylor e prodotta sempre dal regista australiano, vi terremo aggiornati.
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