Gli Orrori Del Liceo Femminile
La Residencia
Narciso Ibáñez Serrador
thriller
Lilli Palmer, Cristina Galbó, John Moulder-Brown, Maribel Martín
1969
99'
Spagna
Francia, fine dell’Ottocento: la giovane Teresa viene mandata in un istituto di rieducazione per ragazze, rigidamente gestito da madame Fourneau. Le allieve del collegio hanno alle spalle un passato difficile e burrascoso, e prima dell’arrivo di Teresa alcune di esse sono sparite senza lasciare traccia. Inoltre la signora Fourneau ha un figlio sedicenne, Luis – che è solito spiare le ragazze durante le loro attività giornaliere –, al quale la madre proibisce di avere qualunque tipo di contatto con le allieve. Teresa instaura segretamente un rapporto di amicizia con Luis, ma una serie di delitti precipita la già lugubre atmosfera del collegio in un clima di terrore.
Il regista Narciso Ibáñez-Serrador arriva a Gli Orrori Del Liceo Femminile dopo una lunga carriera televisiva iniziata dapprima in Argentina – suo paese natale – nel 1958 con Thriller, una serie ad episodi in cui venivano adattati per lo schermo racconti di autori classici della letteratura fantastica (Poe, Maupassant, Lovecraft, Stevenson), per poi proseguire in Spagna negli anni ’60 con la serie Storie per non Dormire. Basato su un racconto scritto da Juan Tèbar, il film, nelle intenzioni del suo regista, fu fatto «nel tentativo di combinare il successo artistico con quello commerciale […]. Ai tempi, il cinema spagnolo era praticamente ignorato in America, dove i film venivano pubblicizzati e distribuiti male».
Grosso successo commerciale in Spagna (Paese in cui, nell’epoca del regime franchista, temi come la violenza e soprattutto il sesso erano tenacemente censurati), dove vinse tra l’altro il premio Antonio Barbero come miglior opera prima di un regista cinematografico, Gli Orrori Del Liceo Femminile venne distribuito negli Stati Uniti dalla American International Pictures tramite il circuito dei drive-in, ottenendo all’inizio critiche piuttosto negative, soprattutto dalla stampa anglosassone che condannò la violenza e i sottintesi erotici.
Ciononostante, il film è da considerarsi una delle pietre miliari del cinema del terrore spagnolo, cupo e angosciante. La sua ottima riuscita la si può attribuire a diversi fattori: la morbosità della storia, pregna di un crudo erotismo vittoriano attraversato da pulsioni saffiche (l’ambigua crudeltà dell’educatrice Irene, interpretata dalla straordinaria Mary Maude) e di allusioni edipico/incestuose (lo strano rapporto tra madame Fourneau e il figlio Luis); le turbe della sessualità repressa (le ragazze si incontrano clandestinamente, a turno, con un giovane taglialegna); la castrante disciplina puritana che impone alle allieve di fare la doccia in ambienti sudici e sporchi indossando pesanti camicioni di flanella che ne lasciano intravedere le nudità (qui entrano in gioco gli istinti voyeuristici dello spettatore); infine, la malsana atmosfera dell’insieme, resa, oltre che dall’ambiguità di tutti i personaggi, dagli oscuri e austeri interni, opera dello scenografo Ramiro Gòmez.
Almeno da citare due sequenze memorabili: la sadica fustigazione punitiva ai danni di un’allieva, mostrata in montaggio alternato con la preghiera collettiva delle ragazze che si preparano ad andare a letto, e la tragica fuga notturna di Teresa, in una lirica e magistrale sequenza dalla tensione crescente che culmina in un fermo immagine cruento e inaspettato. Oltre alla giovane attrice spagnola Cristina Galbó (una presenza quasi fissa in gran parte della cinematografia di genere europea dei primi anni ’70), spicca nel cast Lilli Palmer (che aveva già recitato, tra gli altri, anche per Alfred Hitchcock, Fritz Lang e Carol Reed) nel ruolo della direttrice madame Fourneau, «un’attrice straordinaria», come la definì Serrador, mentre Mary Maude la ricorda come «una figura ombrosa […]. Le avrò parlato una o due volte durante il periodo delle riprese».
La stessa Maude, alla domanda fattale da un giornalista se nel film ci fosse un’eccessiva dose di violenza, ha così risposto: «Be’, dopotutto eravamo negli anni ’70, ma negli anni ’60 c’erano film che mostravano molta più violenza e sessualità esplicita rispetto al film di Serrador». Niente di più vero. Perché nonostante i temi forti trattati, Gli Orrori Del Liceo Femminile è un film di impeccabile eleganza, mai volgare, in cui si nota una grande maestria nel creare tensione e paura, come spesso solo i cineasti spagnoli sanno fare. E Narciso Ibáñez-Serrador è uno di questi, come dimostrerà anche nel film successivo, l’ottimo e angosciante Ma Come Si Può Uccidere Un Bambino? (1973).
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