Una Strega Chiamata Elvira
Elvira, Mistress Of The Dark
James Signorelli
commedia, stregoneria
Cassandra Peterson, William Morgan Sheppard, Daniel Greene, Edie McClurg
1988
97'
USA
Dagli anni Ottanta, in ambito horror, ci sono giunti film piuttosto particolari, spesso eccessivi, grotteschi, e che cercavano di allontanarsi dal modo classico di intendere il genere. Quello di cui ci occupiamo oggi è un caso a sé stante, in quanto si tratta principalmente di una commedia dai toni e dai temi horror e che miscela al tutto una ricca dose di sessualità.
Elvira (si badi bene alla pronuncia, che è “Elvaira”) è una prosperosa conduttrice televisiva di un programma che propone film horror. La sua immagine è molto forte per via del trucco, dell’elaborata acconciatura e della mise che pone in grande evidenza le giunoniche forme. Per dirla in maniera meno ampollosa, se ne sta per l’intera durata del film con una scollatura fino allo stomaco mostrando delle tette spaziali che portano lo spettatore a guardare sostanzialmente solo quelle.
Dicevamo a proposito della trama: perso il lavoro come conduttrice, vede infrangersi la possibilità di realizzare il suo sogno, quello di fare la ballerina a Las Vegas. Per farlo, infatti, deve pagare 50’000 dollari, cifra di cui non dispone. La fortuna sembra però girare dalla sua parte quando riceve una lettera che la informa della morte di una zia, che le lascia in eredità una vecchia dimora, un barboncino ed un libro di ricette di cucina. Elvira parte subito alla volta della pacifica e bigotta cittadina di Falwell, dove il suo aspetto, il suo atteggiamento ed il suo linguaggio desteranno non poco scalpore nei moralisti che siedono nel concilio cittadino, e negli adolescenti repressi che si ritrovano a bramarla.
Un prozio si presenta ad Elvira chiedendole di dargli il libro di ricette dietro pagamento, e si scoprirà che in realtà non si tratta di ciò che sembra, andando a rivelare la vera natura della zia di Elvira e la sua discendenza, che assume i toni della stregoneria e porta al finale che è un mix di caccia alle streghe e di Rambo in salsa soprannaturale.
Va subito messo in chiaro come si tratti di un film il cui tono predominante è quello della commedia, sia per le situazioni, sia per la recitazione di Cassandra Peterson, il cui personaggio sopra le righe dispensa battute taglienti a tutto andare e gioca spesso e volentieri con la sua fisicità e le sue forme abbondanti per generare scompiglio nei suoi interlocutori. Il contrasto tra la libertà di questa donna, dal look forte e aggressivo, che ascolta metal e guida una decappottabile, e la comunità chiusa, moralista e bacchettona di Falwell si erge a scontro di due epoche, finendo per racchiudere più significati di quelli che i toni leggeri suggerirebbero. Indicativo anche il fatto che alla fine la donna venga tacciata di stregoneria e messa al rogo, per quella che vuole essere metafora di una caccia alle streghe perpetrata ad opera dei presunti detentori delle leggi morali che si ergono a giudici di tutti quelli che escono fuori dai loro rigidi schemi.
Con una protagonista bombastica, montagne di battute divertenti e irriverenti, e con la capacità di giocare con alcuni stilemi dell’horror senza per forza metterli in ridicolo, Una Strega Chiamata Elvira è una visione consigliata agli amanti del genere, in quanto offre innanzitutto un’ora e mezza di spensieratezza e divertimento, e inoltre, se visto con occhio sufficientemente critico e attento, rivela qualcosa di più anche in termini di messaggio, su più livelli, incluso quello più frivolo del finale. Ma anche senza volerci vedere più del dovuto, rimane un prodotto valido e ben realizzato.
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