Sette Note In Nero
Lucio Fulci
giallo, soprannaturale
Jennifer O'Neill, Gianni Garko, Gabriele Ferzetti, Marc Porel
1977
95'
Italia
Un anno dopo aver diretto La Pretora (Edwige Fenech, ovunque tu sia, ti ho sempre amata), Lucio Fulci riprende le atmosfere del giallo all’italiana che già aveva offerto i suoi pezzi più pregiati, culminato due anni prima col capolavoro assoluto di Dario Argento, Profondo Rosso. Ed è proprio da quel film che Fulci riparte, attingendo elementi e strutturazione e costruendo uno dei suoi film più lucidi e ragionati.
Inizialmente ispirata al romanzo Terapia Mortale di Vieri Razzini, la sceneggiatura del film, scritta in collaborazione da Fulci, Roberto Gianviti e Dardano Sacchetti, prese una direzione diversa, incanalandosi nel solco magistralmente definito negli anni precedenti dalla crescita esponenziale di Argento e dei suoi lavori. Il prodotto che ne uscì fuori, sebbene di stampo pericolosamente prossimo al già citato classico del 1975, è comunque validissimo ed efficace ancora oggi.
Virginia, interpretata da Jennifer O’Neill, che pochi anni dopo avrebbe preso parte a Scanners di David Cronenberg, è dotata di poteri di preveggenza: da bambina, mentre era in viaggio con la sua scuola a Firenze, aveva “visto” il suicidio della madre proprio mentre stava avvenendo, in Inghilterra, con un tuffo dalle bianche scogliere di Dover. Da adulta ha sposato un nobiluomo toscano, e un bel giorno ha una nuova visione, con tanti elementi che fatica a legare ma con la certezza dell’assassinio di un’anziana. Scossa, ne parla col suo terapeuta, che minimizza. La svolta avviene quando visita un casale di proprietà del marito e abbandonato da anni: al suo interno scopre una stanza dove riconosce alcuni degli elementi presenti nella sua visione, e proprio in virtù di essi scopre il cadavere di una donna murata proprio in quella stanza.
Non tutti gli elementi sembrano però combaciare: alcune cose che la donna aveva visto non sono presenti nella stanza, altri elementi sono diversi, come ad esempio uno specchio che era rotto nella visione e che invece è perfettamente integro nella realtà. Scattano le indagini e ad essere coinvolto ed arrestato è proprio il marito, sospettato di aver ucciso la ragazza trovata uccisa e murata nel casale e con la quale aveva avuto una relazione. Partirà quindi la ricerca della verità da parte di Virginia, che tenterà in ogni modo di scagionare il marito e che riuscirà a ricomporre un complesso puzzle che svelerà la torbida verità.
Magistrale per costruzione, Sette Note In Nero brilla per un meccanismo narrativo di precisione matematica, dove tutti i pezzi hanno una loro collocazione e non vi sono evidenze di forzature nelle spiegazioni dei fatti. Si tratta di un giallo, un giallo all’italiana a tutti gli effetti, con tinte forti dettate dal clima teso, dagli elementi paranormali e dalle morti sanguinose. In questo appare evidente come Fulci abbia raccolto e fatto sua la lezione di Dario Argento, e non si può proprio evitare di notare le somiglianze con Profondo Rosso, dal quale mutua praticamente ogni elemento: la nenia (qui sotto forma della melodia di una sveglia); la veggente; la costruzione ad incastro in cui ciò che viene mostrato all’inizio diventa la pista che si seguirà per tutto il resto della vicenda per ricomporre il mosaico. Ogni elemento è al suo posto e contribuisce ad una partitura orchestrata in maniera inattaccabile.
Interessante il fatto che la visione che Virginia ha nelle battute iniziali non è legata al passato, cosa che si è portati a pensare inizialmente, ma a qualcosa che dovrà ancora avvenire. Su questa suggestione Fulci gioca egregiamente, non mancando di stuzzicare lo spettatore con frequenti sequenze estratte dalla visione iniziale e che, ad ogni nuova scoperta, mostra nuovamente, affiancandole a ciò che sta accadendo proprio in quel momento. Forte di una trama solidissima, non ha necessità di lasciare allo spettatore il compito di intuire o di colmare i vuoti narrativi, ma lo accompagna per mano spiegandogli tutto e preferendo la strada delle immagini a quella delle lunghe confessioni, qui del tutto assenti.
La valutazione del film merita una trattazione a parte: Sette Note In Nero è un prodotto di altissimo livello, che si va ad inserire nella ristretta cerchia dei migliori prodotti italiani di quel decennio e forse in assoluto. Fulci non era mai stato e non sarà più così coeso e perfetto, lasciando in seguito libero spazio e sfogo al suo estro creativo e visionario che regalerà delle perle come …E Tu Vivrai Nel Terrore! L’Aldilà. Tuttavia, seppure preso singolarmente sia un prodotto eccellente sotto molti punti di vista, non si può fare a meno di notare, come già sottolineato in precedenza, di come si tratti di una pellicola che ricalca a tutto andare il clamoroso successo che solo due anni prima aveva riscosso Profondo Rosso, finendo dunque per essere derivativo. Ciò detto, ad avercene di epigoni realizzati con tale maestria.
Nota: il film è stato omaggiato da Quentin Tarantino in Kill Bill vol. 1, dove viene utilizzato il tema principale della colonna sonora di Sette Note In Nero durante il risveglio della sposa.



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