Resident Evil
Paul W. S. Anderson
creature, action, contagio
Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Eric Mabius, James Purefoy
2002
100'
USA, Regno Unito, Francia, Germania
Primo grande successo commerciale al botteghino per ciò che concerne i film ispirati dai videogiochi, Resident Evil è un nome di culto per il mondo di appassionati di videogiochi, trattandosi della serie che ha sdoganato il concetto stesso di survival horror ed ha terrorizzato milioni di persone in tutto il mondo. Serie partorita dalla Capcom, software house giapponese, ha ben presto attirato l’interesse delle case di produzione americane, tant’è vero che il progetto della realizzazione del film prese vita già alla fine degli anni Novanta, quando venne contattato niente meno che sua maestà Romero per la scrittura della sceneggiatura e la direzione del film. Nel ’99, tuttavia, il regista de La Notte Dei Morti Viventi abbandonò il progetto per divergenze artistiche. Successivamente venne affidato al più commerciale e malleabile Paul W. S. Anderson.
Anderson veniva da una precedente esperienza di film tratto da videogiochi, avendo diretto Mortal Kombat nel 1995. Per il soggetto, si ispirò in realtà in maniera molto vaga alla serie, adottando l’ambientazione di Raccoon City, sebbene in sotterranea, e ovviamente usando la società nota come Umbrella Corporation, causa del contagio e delle disastrose conseguenze. Al di là di ciò, tuttavia il resto del film, i personaggi in esso presenti, le vicende ed il contesto sono totalmente originali rispetto ai videogiochi.
Sotto Raccoon City, l’Umbrella, la più potente società farmaceutica al mondo, ha costruito un enorme laboratorio sotterraneo, noto come l’Alveare, utilizzato per ricerche e sperimentazioni illegali nell’ambito dell’ingegneria genetica, la tecnologia militare e le armi batteriologiche. Nel prologo, un personaggio di cui non viene mostrato il volto preleva alcuni campioni di virus-T, utilizzato per gli esperimenti, ed il relativo antivirus. Prima di abbandonare il laboratorio, lancia una provetta del virus, che quindi prende a diffondersi. Si innescano gli avanzatissimi sistemi di difesa del laboratorio, pilotati da un’intelligenza artificiale nota come Regina Rossa, la quale sigilla tutte le porte e rilascia gas nervino per uccidere tutti quelli che si trovano nel laboratorio e bloccare ogni possibile rischio di contagio esterno.
L’azione si sposta all’interno di una villa dove Alice si sveglia all’interno di una doccia, disorientata e coi ricordi annebbiati. Lo stesso vale per l’uomo che incontra nell’abitazione e del quale non ricorda nulla. Poco dopo, dei militari irrompono all’interno della villa e li accompagnano nell’Alveare: la villa infatti è la protezione dell’ingresso segreto del laboratorio, mentre Alice e Matt sono due agenti della Umbrella che abitano nella villa sotto copertura e che hanno il compito di controllare che nessuno entri all’interno dell’Alveare. Man mano i ricordi affiorano e si scopriranno le losche motivazioni di chi ha causato il contagio, in una corsa contro il tempo e contro le creature che nel frattempo sono tornate in vita a causa del virus-T.
Poderoso action futuristico e con passaggi spettacolari, Resident Evil va preso per ciò che è, vale a dire un prodotto senza pretese di contenuto, leggero e che non richiede alcuno sforzo di meningi per essere guardato. Va inoltre considerato a sé stante rispetto ai videogiochi poiché, come detto in apertura, i punti di contatto sono pochissimi e le atmosfere sono di tutt’altra natura, più fantascientifiche che fosche, oscure ed inquietanti. Ottima la realizzazione del Licker, creatura mutata e creata artificialmente in laboratorio, e discreta anche la sceneggiatura, che non sorprende per intuizioni ma che riesce a stare in piedi. Il finale lascia le porte aperte all’inevitabile sequel, Resident Evil: Apocalypse, che sarebbe uscito due anni dopo.
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