Try
Michael Satrazemis
zombi
22/03/2015
23/03/2015
43'
USA
Si approssima la conclusione della quinta stagione di The Walking Dead, e com’è tradizione dei serial televisivi, il finale di stagione deve essere movimentato e prevedere o un evento di capitale importanza per il futuro della serie, oppure aprire le porte ad una lunga, estenuante attesa in vista degli episodi che verranno. E così, si movimentano di molto le cose, dando anche modo di ragionare su come siano cambiate le dinamiche umane e sociali a seguito dello zombie outbreak.
Dopo i drammatici eventi a cui abbiamo assistito nello scorso episodio, che ha visto la morte del figlio di Deanna – non una gran perdita, a dirla tutta – e quella del povero Noah, le atmosfere tra i due gruppi diventano più tese e la fiducia sembra venir via via meno. A ciò si aggiunge la delicata situazione psicologica di diversi membri del gruppo, in primis Sasha, che mette in evidenza come, dopo tutto il tempo trascorso all’aperto e in costante pericolo, risulti difficile e complicato riadattarsi ad uno stile di vita quasi normale.
Ecco quindi che la donna, dopo aver richiesto ed ottenuto di stare di guardia sulla torre, decide di mettersi in cammino nel bosco circostante Alexandria per uccidere tutti i walkers nei quali si imbatte, in una caccia ossessiva e nevrotica.
Il vero turning point dell’episodio e, ipotizziamo dell’intero finale di stagione, lo mette però in moto Rick. Informato da Carol, nello scorso episodio, circa le violenze domestiche di Pete ai danni della moglie Jessie – della quale Rick è chiaramente invaghito – lo sceriffo sembra deciso a punire l’uomo, ma si scontra con l’ideologia più moderata di Deanna, che non tollera neanche l’idea che qualcuno possa essere giustiziato, ma che al più si può decidere di esiliare qualora necessario.
Nel finale, Pete sorprende Rick a parlare con Jessie, e questo innesca una violenta lite che prosegue in strada, davanti a tutti gli abitanti della cittadina, visibilmente scossi. Rick perde in parte la propria lucidità, soprattutto nel modo in cui parla a tutti dopo lo scontro con Pete, e ciò non deporrà sicuramente a favore suo e del gruppo. Lo sceriffo è convinto che coi metodi di Deanna e con l’attitudine di quelle persone, non saranno in grado di durare a lungo e non sapranno preservare quanto avevano creato. Il tutto lo dice con evidente nervosismo e col volto coperto di sangue, finendo per far sembrare le sue idee, ragionevoli, quelle di un folle. A sorpresa, il suo sproloquio viene interrotto da Michonne, che lo colpisce alla testa stordendolo.
Nella situazione attuale, sembra molto, molto complicato che si possa sanare la spaccatura tra i due gruppi. Ma l’aspetto forse ancora più evidente che sta saltando fuori è che, probabilmente, il gruppo di sopravvissuti non è più in grado di convivere con altre persone, ormai troppo abituato ad una “legge della giungla” e ad una lotta per la sopravvivenza che li ha resi sì forti, ma anche meno “umani”. La vicenda di Alexandria pone anche dei dubbi allo spettatore, da sempre portato a parteggiare in maniera piuttosto naturale per Rick e soci: sono davvero delle brave persone? Agiscono nel modo migliore o il loro unico interesse è la loro sopravvivenza a discapito anche degli altri? Ad ogni modo, ciascuno è libero di trarre le proprie conclusioni. Ciò che è certo è che il finale di stagione sarà molto rovente, e che ci si può attendere anche qualche morte importante. Tra una settimana sapremo tutto.

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