I Spit On Your Grave 3: Vengeance Is Mine
R.D. Braunstein
vendetta
Sarah Butler, Jennifer Landon, Doug McKeon, Gabriel Hogan
2015
92'
USA
Dopo i fatti accaduti nel primo capitolo, la bella Jennifer si trasferisce a Los Angeles nel tentativo di riprendere il controllo della sua vita. Partecipando a un incontro con un gruppo di donne, anche loro vittime di abusi, conosce Marla, ragazza intraprendente con cui farà subito amicizia. Quando il fidanzato di Marla aggredirà brutalmente la ragazza, la vendetta di Jennifer sarà inarrestabile.
Dopo l’interessante remake dell’omonimo nasty cult di Meir Zarchi, diretto nel 2010 da Steven R. Monroe, che si affezionò talmente tanto al franchise da dirigerne anche un sequel nel 2013 che nulla c’entrava con il suo predecessore, nell’Anno Domini 2016 torniamo finalmente ad assistere alle vicende della bella Jennifer dell’altisonante titolo italiano del primo atto della saga. Anche questa volta a prestarle il volto è Sarah Butler, attrice dotata di una buona espressività e di una bellezza che di certo non guasta, che riuscirà a rendere bene il suo personaggio, sostenendo in gran parte il film sulle sue spalle.
Alla regia al posto di Monroe troviamo R.D. Braunstein, regista praticamente sconosciuto che ha all’attivo qualche piccolo film (Abducted) e una produzione Asylum uscita anche da noi con il titolo 100 Gradi Sotto Zero. Qui però i canoni della Asylum sono lontani e il film risulta ben confezionato, forte di una buona fotografia e di una regia che osserva attentamente quello che accade in scena, non lesinando, in un paio di occasioni, di dare sfogo a scene di violenza che raramente sono state mostrate con tanta disinvoltura prima d’ora.
Tralasciando la parte prettamente tecnica ed osservando il film nel suo insieme, appare lampante il fatto che ci troviamo davanti a un rape & revenge atipico per alcuni motivi: il primo è che la parte rape è totalmente assente, o meglio, è quella a cui abbiamo assistito nel primo capitolo. Secondo, il film accantona il discorso di giustizia privata che ha reso celebre il filone per affrontarne un altro, più sottile, che va a interrogarsi sulle conseguenze sociali e psicologiche che certi brutali avvenimenti possono avere sulle vittime. La Jennifer che ritroviamo qui, infatti, è assai diversa da quella che avevamo conosciuto sei anni fa. La Jennifer del 2016 è una persona ferita nel profondo che cerca di convivere con quello che ha subito e con quello che ha fatto, una donna in cerca di una redenzione personale che, come è facilmente prevedibile, non riuscirà a raggiungere in un mondo che fa della violenza e della prevaricazione abitudini quotidiane.
Seguiamo così la nostra (anti) eroina per le strade di una Los Angeles violenta e misogina, in cui pare che quasi ogni uomo non sia altro che una bestia attratta dal sesso che vive per imporre brutalmente agli altri la propria sessualità. La nostra paladina farà del suo meglio per ricominciare daccapo, ma quando qualcosa verrà violentemente spezzato, tutta la sua rabbia e il suo dolore esploderanno in una vendetta cieca, in cui la pietà non sarà riservata a nessuno. A conti fatti, I Spit On Your Grave 3: Vengeance Is Mine, oltre a essere il capitolo più interessante e originale della serie, è un prodotto di tutto rispetto che tenta, e in parte riesce, a ravvivare un filone cinematografico che seppur vivendo negli ultimi anni un interessante revival, stava prematuramente ripiegando su sé stesso, ricordandoci che non sempre un film, per il solo fatto di essere un sequel o un remake, o ancora peggio il sequel di un remake, non merita di essere visto.
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