Open House
Tim Hunter
case maledette, fantasmi
16/11/2011
27/12/2011
40'
USA
Lo scorso episodio aveva abbassato di molto le mie aspettative, ma il settimo è riuscito nella non semplice impresa di riportarle ad un livello alto. C’è una cosa da dire a proposito di American Horror Story: si lascia guardare e scorre sempre bene, in virtù di un cast ricco e di evoluzioni costanti. La sensazione, compiuto il giro di boa della prima stagione, è che ci siano degli stilemi che si ripetono abbastanza di frequente, pur tuttavia per un motivo o per l’altro la vicenda nel suo insieme si mantiene interessante e invoglia a guardare l’episodio successivo. Da questo punto di vista, l’obiettivo è raggiunto.
L’aspetto che colpisce di più dell’episodio è la caratterizzazione dei fantasmi, entità legate alla casa in quanto morte al suo interno ed impossibilitate a trapassare definitivamente. Si opporranno in ogni modo possibile per evitare che un potenziale acquirente compia il suo progetto, ovvero abbattere e ricostruire al fine di vendere piccoli appartamenti. Lo fanno per motivi personali: chi per non separarsi dai propri familiari, chi per non perdere la possibilità di coronare il proprio sogno/ossessione.
Del passato vengono approfonditi due episodi. Il primo riguarda i primi proprietari della casa, i Montgomery. Il dottore aveva riportato in vita il figlio, à la Frankenstein, e quando la moglie lo aveva scoperto lo aveva ucciso per poi suicidarsi con un colpo di pistola in bocca. Il secondo riguarda Larry, l’uomo con metà volto sfigurato da un incendio. Oltre a scoprire le dinamiche dell’incendio stesso, veniamo a sapere che aveva una relazione con Constance, e che dietro sua richiesta aveva ucciso il figlio deforme che viveva incatenato in soffitta. Il finale è thrilling: Vivien vede una foto dei Montgomery e riconosce Nora, che nel terzo episodio aveva visitato la casa dimostrando un forte interesse.

Lascia un commento