L’Ombra Del Vampiro
Shadow Of The Vampire
E. Elias Merhige
vampiri
John Malkovich, Willem Dafoe, Udo Kier, Catherine McCormack
2000
92'
USA, Regno Unito, Lussemburgo
Il tempo provvede a gettare una luce misteriosa sugli eventi, donando loro un’aura mitica e ammantandoli di fascino. La realizzazione di Nosferatu, capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau e tra le vette dell’espressionismo tedesco, avvenne tra agosto ed ottobre del 1921, e vide la partecipazione, nel ruolo dell’inquietante e ferino conte Orlock, dell’attore Max Schreck. Intorno a Schreck iniziarono a prendere piede immotivate voci circa la sua natura inumana, rendendo di fatto misterioso qualcosa che di torbido non aveva nulla, e favorendo la diffusione della credenza che foss’egli stesso un vampiro assoldato da Murnau per dare pieno realismo al suo film.
Su questa leggenda, da un soggetto di Steven Katz, E. Elias Merhige, già regista dell’inquietante e visionario Begotten, dirige un film che racconta la realizzazione di un altro film, dove gli attori interpretano altri attori e dove il linguaggio meta-cinematografico viene portato alla sua esasperazione. Con un cast d’eccezione, le possibilità di realizzare un prodotto interessante c’erano tutte, ma come vedremo, il tutto incespica in una manieristica raffigurazione retro ed in una eccessiva forzatura dei caratteri che, soprattutto nella seconda metà, fa sì che il film perda mordente e interesse, finendo per precipitare qualitativamente.
Murnau (John Malkovich) ha appena finito di girare gli interni del film e l’intera troupe è pronta per imbarcarsi verso la Polonia, dove verranno girati gli esterni e dove troveranno ad attenderli l’attore che interpreterà il vampiro. Nessuno sa di chi si tratti né conosce la sua provenienza, ma è cura di Murnau informare la troupe della particolare scuola recitativa di Max Schreck (Willem Dafoe): egli infatti tende a calarsi in maniera intensa nella parte, al punto di comparire soltanto in abiti di scena e preferendo non avere interazioni col resto del cast. Con questa trovata, chiaramente, si dà credibilità al comportamento che lo stesso Schreck avrà nel corso della lavorazione del film.
La curiosità generata da L’Ombra Del Vampiro viene costruita su una serie di livelli. C’è senza dubbio l’interesse scaturito dai metodi di lavorazione di un film negli anni Venti, con la strumentazione dell’epoca; c’è il voyeurismo e la sottile inquietudine che l’idea di un vero vampiro sul set di Nosferatu può donare; a ciò si aggiunge un buon livello estetico, con esterni cupi e desolanti, ed il frequente interscambio tra le immagini del film e quelle girate, in bianco e nero, del Nosferatu meta-film. La prima apparizione del vampiro, fortemente anticipata, avviene direttamente durante le riprese, coincidendo quindi con la prima apparizione che fa nel film originale, quando riceve il suo ospite: rimarrà probabilmente il momento migliore e più inquietante, a partire dalla genuina sorpresa e terrore dell’interprete del visitatore del castello del conte Orlock.
L’idea alla base del film poteva funzionare: mostrare uno spaccato retro sul cinema, una diceria inquietante, un vero vampiro che per partecipare al film chiederà sicuramente in cambio qualcosa, promessogli da Murnau. Peccato che l’intera seconda metà del film precipiti clamorosamente verso un baratro qualitativo inatteso. Dopo una prova recitativa ottima e dei buoni momenti di tensione, infatti, il personaggio di Murnau, da geniale e un po’ folle, decade in un vortice di follia pura, abuso di laudano e completa mancanza di umana pietà, in un ritratto che certamente non regala una buona luce al regista. Dafoe invece, fino a quel momento letale e glaciale nell’interpretazione di Max Schreck/conte Orlock, inizia a caricare in maniera eccessiva il personaggio, rendendolo caricaturale e grottesco, dalle movenze alle espressioni, passando per le risate. Interessante invece l’accento tedesco che usa nel film non doppiato.
In conclusione, L’Ombra Del Vampiro è un’occasione perduta. Seppur basandosi su una vicenda irreale e del tutto inventata – esistono fior di prove che Max Schreck abbia recitato in altre opere teatrali e cinematografiche fino alla sua morte avvenuta nel 1936 – avrebbe potuto regalare qualcosa di più in termini di approfondimento ed anche nel modo in cui i personaggi sono stati tratteggiati. Anche l’accordo e il rapporto tra Murnau e Schreck risultato poco credibili ed interessanti, così come l’atteggiamento della troupe in seguito a tutte le morti che avvengono sul set. Peccato, perché la partenza era incoraggiante e il cast impiegato di assoluto spessore.
Warning: A non-numeric value encountered in /home/lucatrif/public_html/creepyvisions.it/wp-content/themes/explicit/functions/reviews.php on line 391





Lascia un commento